God Help The Girl: Stills

Mini album che segue a ruota l'LP del progetto vocal pop del leader dei Belle and Sebastian. Ma nel progetto God Help The Girl non cercate l'essenza del gruppo scozzese che fu, bensì ...

God Help The Girl

Stills EP

( Ep, Rough Trade)

pop, soul

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Se i Belle and Sebastian di Stuart Murdoch sono stati uno dei gruppi più freschi e dall’approccio più personale degli anni ’90 (mentre gli altri viaggiavano sulla scia delle ceneri del grunge e del brit pop gli scozzesi proponevano un soul-pop che sembrava uscito da un frullatore contenente Motown e Simon and Garfunkel), con il passare del tempo le loro canzoni si sono fatte via via meno naif ed appena più smaliziate (e dai riferimenti più facili e smaccati). Il tutto dovuto certo ad una crescita come band (ché ormai Murdoch non è più l’unico compositore nel gruppo scozzese) ma non solo: il piccolo gruppo con piccole canzoni da cameretta che facevano intenerire il cuore anche ai più duri (d’orecchio) ha imparato ad essere una band e a costruire un suono più organico, in cui cioè ogni membro pare avere maggiore voce in capitolo sulle canzoni rispetto ad un passato in cui Murdoch pareva essere leader ed unico possile deus ex machina.

Forse è per questo che i Belle And Sebastian non ci regalano un nuovo album da ormai quattro anni, e forse è anche per questo che Murdoch ha cercato un contenitore esterno al suo gruppo per riversarci dentro le sue nuove canzoni, chissà, ma fatto sta che quello che era stato, se non la raison d’être, almeno il maggior motivo di fascinazione dei suoi B & S, ovvero quel peculiarissimo mix di melodie cristalline e pop cantate con un piglio quasi amatoriale per slancio e naiveté, viene meno proprio con l’essenza stessa del progetto God Help The Girl.

In poche parole: se la stessa melodia (lineare, accorata e dalle discendenze soul) viene cantata da quello che spesso sembra un cantante improvvisato come Murdoch (o dal filo di voce della sua partner d’un tempo nel gruppo, Isobell Campbell) quel che ne esce è qualcosa che svicola di fronte ad ogni confronto col passato per il suo rapporto (con esso) così diretto e noncurante, ma se a cantare quelle stesse canzoni sono delle cantanti che sembrano uscite da un musical anni ’60 (o da qualche colonna sonora di una grossa coproduzione dell’epoca) con tutti i vezzi vocali che ne convengono, bè, allora ecco che si vedrà il passato avvicinarsi a grandi passi verso di noi… e quel senso di originalità che era quasi onnipresente nella discografia dei B & S, nonostante i loro tanti richiami ai ’60 e ai ’70, dileguarsi di conseguenza.

Detto questo, va comunque aggiunto che uno come Murdoch fatica a scrivere una canzone che non sappia essere divertente (o maledettamente struggente), e che non ce ne sono molti là fuori a scrivere testi migliori dei suoi, ma nei cinque brani di questo EP la ricetta rispetto all’omonimo LP non cambia: archi e fiati che sfarfallano felici, e le voci che planano leziose su tutte le melodie senza distinzione alcuna tra l’una e l’altra. E non è un caso che le migliori nel lotto siano la He’s a Loving Kind of Boy cantata da Murdoch, e la title­-track che ricorda da vicino i momenti musicalmente più raccolti dei Belle and Sebastian.

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Michele Segala
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