Timothy Cavicchini
Servirebbe Un Miracolo
(VRec)
rock
Timothy Cavacchini è il classico esempio, del tutto italiano, di cantante che avrebbe meritato molto di più, in considerazione della sua bravura e di un’estensione vocale assolutamente fuori categoria.
Nonostante tutto, il nostro si è creato una bella carriera e in questo 2025 si è dato la possibilità di pubblicare un nuovo album, prodotto da Davide Tagliapietra e Niccolò Fragile.
Ci Vorrebbe Un Miracolo è un lavoro soddisfacente, dalle venature hard che rimandano alle produzioni dei primissimi anni novanta a firma Rick Parashar (Pearl Jam, Unified Theory e Litfiba, tra gli altri).
Le canzoni, tutte facilmente orecchiabili, sono intrise di testi molto belli che spaziano su più fronti. C’è un chiaro riferimento ai manager senza scrupoli e a come essi possano distruggere la carriera di un artista giovane (Riflettori) e un altro al problema dell’ecologia (Mayday) che non lasciano spazio a interpretazioni.
Le melodie più accattivanti vengono fuori con Due Come Noi che avrebbe tutto per essere un singolo da sparare giornalmente nelle radio italiane e con l’aggressiva Io Preferisco Mentire che ci riporta con la mente alle ultime cose fatte dai Clandestino.
C’è poi un bel riferimento agli anni Novanta che vengono toccati con due cover. La prima è Vivo degli Anhima, che vede la partecipazione del loro leader Daniele Tarchiani, mentre la seconda è una ottima riproposizione dal vivo in quel di Brescia di Senza Far Rumore dei Timoria che il buon Cavicchini interpreta con naturale scioltezza.
Si fanno apprezzare anche la ruvida Guido (dalle liriche forti) e la viaggiante Stabile, una ballad arpeggiata che ha un ritornello da brividi.
Insomma, per chi è stanco dei soliti nomi noti che tutti conoscono in Italia, questo disco è la giusta medicina per ascoltare un artista che sa cantare e scrivere canzoni rock nel senso più classico del termine.
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