Tim Bowness: recensione di Butterfly Mind

Pur rimanendo fedele a se stesso, Tim Bowness continua a non aver paura di esplorare nuovi territori sonori e con Butterfy Mind realizza un disco che mette una serie ipoteca sulle migliori uscite del 2022.

Tim Bowness

Butterfly Mind

(Inside Out Music / Sony)

art-pop, pop-prog, post-prog

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Steven Wilson e Tim Bowness conducevano insieme un podcast quando ancora il primo stava dimenandosi per far esplodere i suoi Porcuine Tree e il secondo aspirava a diventare un cantante professionista. Da lì a poco successe di tutto. Della carriera di Wilson… sappiamo che sarà un successo, ma prima (e durante) i due fondano i No-Man, sigla con la quale realizzerano alcuni degli album più belli in ambito art-pop.

Da un po’ di anni Tim Bowness corre da solo ed è arrivato al suo settimo disco, ma in questo nuovo Butterfy Mind non rinucia al mixing di Steven Wilson. E neache a circondarsi di musicisti di lusso, a cominciare dal violino di Ben Coleman (Alice, David Sylvian), il basso di Nick Beggs (Kajagoogoo, Steve Hacket, Steven Wilson)), la preziosa batteria di Richard Jupp (Elbow), Peter Hammill, Dave Formula (Magazine), Ian Anderson (Jethro Tull), il nostro Nicola Alesini e altri ancora.

Il mixing di Wilson mette la splendida voce di Tim Bowness sempre al centro della scena sonora e un pizzico sopra a tutto il resto, pur rimanendo una parte (essenziale) del tutto, un tutto fatto di un art-pop emozionante e ricco di pathos, in cui ogni singolo verso delle liriche è pesato e ponderato per parlare di Brexit, Covid, divorzio ed età della maturità.

Always the Strangers (giustamente scelta come singolo-apripista)  ha un ritmo frenetico altrimenti estraneo al resto dell’album – tranne forse Only a Fool –, We Fell è un gioiello tra sporcizia ed eleganza, mentre l’apice della sua vocalità Tim Bowness lo raggiunge nella struggente About the Light that Hits the Floor, primato che divide con l’unico brano non dalla durata ”pop”, ovvero gli 8 minuti di Dark Nevada Dream.

 

Butterfy Mind è scritto in maniera stellare, suonato da musicisti ispirati e cantato da un poeta, un disco in grado di sommergere l’ascoltatore in un oceano di suoni capaci ora di cullarlo e ora di scuoterlo, ma tenendo sempre vigile la sua attenzione e mantenendo il cuore pieno di emozioni.

Butterfy Mind è un disco che dimostra cosa sia il sound design al servizio di una serie di tavolozze emozionali che vengono via via snocciolate nelle 9 canzoni dell’album (che in realtà sono 11, ma la prima e l’ultima sono solo delle lunghe intro e outro).

Pur rimanendo fedele a se stesso, Tim Bowness continua a non aver paura di esplorare nuovi territori sonori e con Butterfy Mind realizza un disco che mette una serie ipoteca sulle migliori uscite del 2022.

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Massimo Garofalo
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Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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