The Walkmen: You & Me

Suoni vintage per una band contro corrente e che risale il fiume mainstream della musica contemporanea

The Walkmen

You & Me

(Cd, Talitres/Goodfellas, 2008)

indie folk-rock

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I The Walkmen sono senza dubbio una perla rara nel panorama musicale internazionale di questo inizio di millennio. Mentre tutti gli altri gruppi in circolazione si affannano alla disperata ricerca di un suono nuovo da consacrare al dio del digitale, questo quintetto di New York ripesca a piene mani nei suoni che hanno fatto la storia della musica americana dagli anni ’50 in poi, e ce li ripropongono esattamente così come sono, senza troppi rimaneggiamenti o arrangiamenti.

E’ proprio questo lo spirito che pervade You & Me, quarto album in studio dei The Walkmen, registrato tra New York e Oxford, nel Mississippi, nel corso di due anni che hanno visto il gruppo avvicinarsi a uno stile più intimista e profondo. 14 brani in cui aleggiano i fantasmi di Elvis e Buddy Holly, senza però risultare fuori moda o eccessivamente retrò.

Cominciamo con Canadian Girl, che sembra uscita dai juke box delle tavole calde degli anni ’50, e percorriamo la strada che ha portato in America alla nascita del genere cantautoriale (che ha raggiunto picchi di eccellenza a partire dalla seconda metà degli anni ’60), perfettamente incarnato da brani come Seven Years of Holiday (for Stretch) e Four Provinces. Incappiamo in sprazzi di psichedelia in brani come Dónde está la Playa, e in qualche barlume di modernità, come in Postcards from Tiny Islands, ma non approdiamo mai più in là dei primi anni ’80.

Una componente essenziale della musica di questo quintetto è la voce di Hamilton Leithauser, soave e lieve sulle note degli strumenti a fiato, e potente ed armonica sui giri di chitarra. Registrata poi live nella stessa sala in cui si trovava l’intera band, compresa la sezione di fiati utilizzata in alcuni pezzi, si presenta al nostro orecchio come se provenisse davvero da un’altra epoca, o quantomeno da una registrazione su vecchie bobine.

Al di là dei suoni folk quasi dimenticati e dell’utilizzo di strumenti da mercatino dell’antiquariato, la forza di questo gruppo sta nell’attualità della sua musica. Anche se apparentemente può sembrare un controsenso, basta pensare a quanti pezzi dei precedenti album dei The Walkmen sono stati utilizzati per fini alquanto contemporanei, ad esempio come colonna sonora di spot pubblicitari o come sottofondo di scene clou in alcuni telefilm.

Originali? Innovativi? Indubbiamente sì, e per un semplice motivo: riprodurre un suono vintage così alla perfezione, senza l’ausilio di strumenti digitali e senza renderlo troppo datato per suonare interessante, non è cosa da tutti. Ecco perchè album dopo album, i The Walkmen raccolgono tra le loro fila nuovi proseliti.

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Simona Fusetta
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