The Sounds: Something to Die For

Il quarto album, la svolta per i The Sounds, che tornano per dimostrarci di aver finalmente trovato il 'sound che stavano da tempo cercando'

The Sounds

Something to Die For

(Cd, OneSideDummy Records)

indie, electro-rock

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The Sounds- Something to Die ForSomething to Die For, i The Sounds confenzionano un album autoprodotto, registrato nel loro studio per gran parte del 2010, lavorando su canzoni scritte esclusivamente dal gruppo. Il cambio di rotta si sente, eccome. Un cambiamento ingente e frutto di un lavoro minuzioso, come la stessa Maja Ivarsson ha ammesso “ci é voluta molta disciplina, ma il suono é esattamente il risultato di ció che stavamo cercando e non abbiamo mai trovato in altri studi.”

La differenza dai precedenti Dying To Say this to You (2006) e Crossing the Rubicon (2009) é palpabile, l’elettronica entra a far parte della musica del quintetto di Malmö quasi naturalmente, tanto che il tasterista/chitarrista (oltre che autore di gran parte dei pezzi) Jesper Anderberg aggiunge che il gruppo si interessa di elettronica fin dagli inizi: “questo é effettivamente il motivo per cui molti di noi hanno iniziato a fare musica, e volevamo enfatizzarlo un po’ di piú questa volta.” Il batterista Fredrik Blond ha difatti ammesso che quando i liceali di Helsingborg si sono incontrati nel 1998 erano essenzialmente dei ‘club kids’, affascinati dai sintetizzatori e ritmi upbeat.

Something to Die For é una sintesi dell’incontro tra il rock and roll da sempre marchio di fabbrica della band svedese e ritmi marcatamente upbeat . L’indie pop si incontra con una base elettronica (The No No Song, Diana) per poi lasciare spazio ad un rock vecchio stile con una chitarra distorta (Won’t Let Them Tear Us Apart).  I brani sno frutto di un mix l’electro pop dal retrogusto 80s (Better Off Dead), synth pop (Dancing with the Devil) e dance pop (Yeah Yeah Yeah). Di diversa impostazione The Best of Me e Wish You Were Here; la prima un post punk dal retrogusto new wave, mentre la seconda si presenta come un folk pop acustico perfetto come chiusura.

A celebrare perfettamente questo incontro tra electro e rock (tanto insolito quanto gradito) la title track in cui si mixano  strumenti e synth, base elettronica e chitarra distorta che si lancia in un riff finale, in una chiusura magistrale “Questo é ció che significa il titolo” spiega la vamp Maja “é qualcosa di cui essere fieri, per cui ergersi…qualcosa per cui morire”.

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Fabiana Giovanetti
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