The Psychedelic Furs: la recensione di Made of Rain

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The Psychedelic Furs

Made of Rain

(Cooking Vinyl)

new wave

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psychedelic-furs-made-of-rainGuidati dal genio vocale e lirico di Richard Butler con il magico basso di suo fratello Tim, The Psychedelic Furs hanno all’attivo sette album in studio, oltre ad innumerevoli singoli di successo.

Negli ultimi anni di stallo discografico, molti, hanno affrontato una serie di tournée in tutto il mondo con un successo sempre notevole, non contando le partecipazioni da headliner in festival prestigiosi come il Meltdown alla Royal Festival Hall su richiesta di Robert Smith ma un’incisione, quella sì, mancava.

A trent’anni di distanza dall’ultimo full lenght, è uscito l’attesissimo Made of rain anticipato da ben tre singoli, Don’t believe, You’ll be mine e Come all ye faithful accomunati dalla purezza del suono e dalla innegabile ispirazione dei Furs, considerati tra i più originali degli anni ottanta con il loro sound mix di psichedelia, post-punk e glam, seminali per le generazioni a seguire.

Prodotto da Richard Fortus e mixato da Tim Palmer (David Bowie, U2, Robert Plant), Made of rain mantiene l’impareggiabile talento che ben conosciamo sorretto da una buona dose di originalità, melodia, sperimentazione e azzardo.

Apre le danze The boy who invented rock and roll, sincopata e concentrica, si stringe al sax imploso di Mars Williams e spazza via qualsiasi dubbio sulla direzione dell’album che prosegue con Don’t believe, primo singolo estratto capace di catturarmi completamente dal primo istante, un brano tondo cucito ad arte sulla voce matura e pastosa di Richard Butler che si conferma maestro di narrazione.

You’ll be mine segue con le sue lacerazioni sonore, slabbrata e lievemente distorta convince al primo ascolto, Wrong train è la canzone per eccellenza, nessuna sbavatura, nessun momento di stanca.

Ash wednesday è decisamente una delle mie preferite, traccia complessa piena di cambi atmosferici, aperture e ripartenze, la batteria di Paul Garisto precisa ed ipnotica si sposa alle tastiere di Amanda Kramer che aggiunge la voce nei cori finali, potrebbe durare altri dieci minuti senza provocare sbadigli.

Come all ye faithful e No-one si avvicinano al mood new wave e di certo non sfigurerebbero in un qualche vecchio lavoro della band, seguono due brani meno centrati, dispiace chiamarli fiacchi ma il calo fisiologico in un album così esteso è più che normale.

In questa sorta di sabbie mobili acustiche arriva Turn your back on me che stende al suolo per lo scintillio del quale si veste, un brano sentito, ispirato, profondamente romantico, denso e vischioso come la pania, difficile da dimenticare, difficile da produrre, difficile da superare.

Made of rain è il disco che non ti aspetti, un disco armonico e armonioso, nostalgico e malinconico, intimamente godibile, ricercato ed orecchiabile allo stesso tempo, un disco che difficilmente passerà inosservato.

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