The Oneira: la recensione di Injection

Prodotto in collaborazione con Oliver Philipps (Everon, Delain) il terzo album dei The Oneira è una vera iniezione di emozioni latenti: un viaggio prog rock dentro a 9 brani intensi e melodici.
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The Oneira

Injection

(RockShots Records, 2020)

progressive rock

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È il momento di un viaggio musicale nelle atmosfere progressive offerte da The Oneira, band fondata dal polistrumentista greco Filippos Gougoumis e che in Injecton vede la collaborazione dei torinesi Manuel Ruscigno (voce) e Danilo Saccotelli (batterista degli Ozora), mentre da Verona arrivano le tastiere del prolifico Gianpaolo “Banjo” Begnoni, musicista professionista che aiuta a tessere vortici emotivi con le sue arie oniriche.

In gioventù Filippos ha suonato ad Atene in diverse band e poi si è trasferito a Verona per studiare medicina, senza abbandonare la passione per la musica. Il progetto a nome The Oneira è inziato nel 2011 con il primo album Natural Prestige, in compagnia del talentuoso Begnoni, e la line-up attuale è entrata in gioco con il successivo Hyperconscious. Ora è stato pubblicato questo terzo disco che è composto da 9 splendidi brani melodici, appassionanti e sognanti.

Il tour de force emozionale di Injection inizia con Still Free To Choose e centra subito il bersaglio alle orecchie dell’ascoltatore con suoni puliti, limpidi, un cantato ammaliante ed avvolgente che apre la porta alle nostre possibili opzioni: rimanere ancorati alle nostre certezze o avventurarci in un nuovo tragitto verso l’ignoto. La band preme leggermente sull’acceleratore con Know That Feeling, per poi tornare su arie tenui in Edipsos, cullandoci fino alla travolgente Behind The Sun, cavalcata strumentale che si avventura nello spazio profondo.

Con Make My Day il viaggio di questa astronave progrock si protende in un nuovo salto in avanti sui turbini elettrici della chitarra di Gougoumis ed i tappeti granitici di Danilo Saccotelli, brano dalla grande carica che anticipa le meditazioni introspettive di Paint Your Soul. Sakko penetra come un uragano con le sue pelli nell’intro vulcanica di Trust No One mentre parte l’assolo di chitarra in una traccia che si spezza alla dolcezza del ritornello. Le aperture vocali solari del timbro espressivo di Manuel colorano le giravolte strumentali di questo disco su cui non c’è una sbavatura.

Non teatrale, Injection è un bel disco da assaporare nella sua interezza, lasciandosi trasportare dai virtuosismi tecnici, ma mai esagerati. La corsa verso l’ignoto passa su cambi di tempo pregevoli alternati con discreto gusto e competenza dai musicisti fino alla fine del disco, che si chiude nella strumentale title track mettendo in risalto riff robusti e sfumature graffianti. Per i nostri aeronauti è arrivato il momento di atterrare chissà dove, magari lo scopriremo nel prossimo disco.

Sito web: theoneira.com


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Luca Paisiello