The New Year

The New Year è il disco perfetto per chi predilige il motto radioheadiano “No alarms and no surprises”

The New Year

The New Year

(Cd, Touch and Go/Quarterstick Records, 2008)

slowcore

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Che la musica dei fratelli Kadane non fosse particolarmente vivace, lo si sapeva già dai tempi della loro prima band, i Bedhead.
Una svolta un po’ più decisa sembrò avvicinarsi con la fondazione dei The New Year, all’inizio del terzo millennio: un nuovo anno per un nuovo stile? Macchè, ma va bene così. Evviva la coerenza, perché ci vuole coraggio dopo quasi vent’anni a rimanere sempre gli stessi: placidi, timidi, disincantati.

E così i nostri continuano a crogiolarsi in un’originalissima mestizia anche in questo terzo album firmato The New Year (di nome e di fatto): fughe malinconiche che durano il tempo di un’emozione, progressioni chitarristiche che partono leggere, come sentimenti appena emersi, per poi svilupparsi in un’intensità così coinvolgente da assumere caratteristiche universali, anche quando l’apporto vocale quasi è assente (Folios).

Agli uditi più grezzi e impazienti The New Year potrà sembrare un unicum apatico dalle melodie uniformi, ma l’apparenza inganna: questo album necessita di grande attenzione per sprigionare la sottile magia che nasconde.
Sotto una scorza di indifferenza c’è infatti una tenue nostalgia, amministrata con dolcezza tramite sonorità arrangiate con cura e tappeti di chitarre per lo più compassati (Seven Days and Seven Nights, MMV) ma a tratti rock, come dimostra l’altalena ritmica di The Idea of You, unico momento del disco in cui si susseguono repentinamente accelerazioni e pause.

Nonostante le parti vocali siano vagamente sonnacchiose (My Neighborhood), il torpore non prevale, tanta è la grazia che l’avvolge: esemplificativo in questo senso l’utilizzo del piano nella ballata Body and Soul, ennesimo gioiellino di rara intensità.

Un’esperienza emozionante, di equilibrata grandiosità anche nelle parentesi più “normali”(il rock pop di The Company I Can Get): basta possedere un minimo di sensibilità e concedersi il privilegio di una quarantina di minuti liberi per ascoltare.

“No alarm and no surprises people”, questo è l’album per voi.

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Marco Tasso
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