Margaret: Cromoliquido

La seconda prova dei torinesi Margaret, Cromoliquido, cattura l'attenzione con i suoi desolati tormenti indie

Margaret

Cromoliquido

(Cd, Venus)

indie rock

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Margaret-CromoliquidoDopo una pausa di quattro anni ritornano i Margaret, rinnovati nell’organico e nel rock, cupo e minimalista quanto basta per accompagnarci nelle loro irrequiete ricerche metafisiche.

Cromoliquido, secondo lavoro della band torinese, è un collage di travagliate riflessioni esistenziali, metafore accennate e nubi filosofiche incombenti sostenute da un quasi-indie così ibrido da far tornare alla mente un certo post-punk dei primissimi anni ottanta.

Quello che colpisce di più è l’antitesi tra la semplicità dei riff e la complessità dei testi, ma a guardar bene è solo un conflitto apparente, specie nei brani afflitti e notturni (i più riusciti), quando i due contrasti si amalgamano per bene: in Tra la polvere e Commuove gli angeli il parlato contribuisce in modo determinante a questa coesione, preparando il terreno a duri sfoghi gridati (“l’aria nei polmoni brucia più del fuoco”).

Prima metà convincente, in equilibrio tra solitudine (bello l’introspettivo finale basso-chitarra di Nuova abitudine) e sfacciataggine diffusa (Frammenti di vetro), poi amori, partenze, ritrovi, polvere e irresistibili ossessioni dal respiro cinematografico (l’incantevole Lenta). Seconda parte col freno a mano tirato, in cui i Margaret non riescono ad aprirsi come dovrebbero, lasciando nel cassetto ancora troppi segreti sulla loro identità rock; viaggi a vuoto (L’arte dello smarrimento), tentativi schematici (Più altro), qualche difettuccio vocale (Finale) intaccano la desolata bellezza dell’album, ma non la fanno dimenticare.

Nessun trionfalismo insomma, ma un ascolto a questo Cromoliquido lo raccomandiamo, eccome.

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Marco Tasso
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