The End-Time Protocol: recensione di Umbra et Religio

Cosmogonia e atemporalià nel debut album di The End-Time Protocol. Umbra et Religio è un tripudio di suggestioni elettroniche venate di gothic e darkwave.

The End-Time Protocol

Umbra et Religio

(Deadwoods Productions/Effortless Art)

electro-dark

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Il concetto di End-Time Protocol riporta con estrema naturalezza al suo esatto contrario ovvero il Precision Time Protocol, protocollo utilizzato per sincronizzare gli orologi in una rete di computer dove, grazie ad una rete locale, si raggiunge una precisione oraria nell’ordine dei sub-microsecondi, in questo caso siamo invece, o dovremmo essere, all’epilogo dell’esattezza temporale.

La band gioca in modo straordinario con il tempo antropico e con i tempi sonori come binari perfetti per un viaggio nello sconfinato universo della dark electronic music contaminata dal gothic e da riffing di derivazione metal.

Il progetto, nato nel 2021 grazie a Francesco L., cantante e chitarrista della black metal band Ogen e co-fondatore della label Deadwoods Productions, torna a distanza di un anno dall’EP di debutto, Origo, con il full-lenght Umbra et Religio, disponibile in formato fisico in edizione limitata (25 transparent red cassette) su Deadwoods Productions e in formato digitale su Effortless Art.

I cinque brani inclusi sono interamente strumentali ed hanno una durata imponente, tengo a sottolineare il fatto che sia estremamente difficile catturare l’ascolto per nove minuti ed oltre senza risultare ridondanti o noiosi, in Umbra et Religio, pensate, siamo al limite opposto, quei nove minuti non solo non guastano ma sono forse addirittura pochi.

C’è ombra e religione in ogni traccia, un’esplorazione profonda che immediatamente si proietta in un mondo parallelo fatto di costellazioni luminescenti e buchi neri dai quali si fatica ad uscire, una sorta di atemporaltà primordiale (o forse il già citato epilogo della precisione oraria) in uno spazio incorporeo e sterminato dove ogni cosa può succedere se solo se possiede la giusta forma mentis.

Ma il Protocollo End-Time è anche la colonna sonora delle molte vite – vissute, sognate, reimmaginate o addirittura rimpiante – che compongono il percorso di un individuo su questo pianeta, una vera e propria celebrazione dell’esistenza non sempre trionfante.

La cadenza oscura e regolare di Nemora, precisa come i battiti di un pendolo, naviga a vista in un oceano alieno ed impalpabile di sensazioni contrastanti, tra ansia e liberazione mentre la più meccanica Eschata rimbalza su un tappeto quasi chill dove si consuma una transizione estatica fatta di stop and go e mirabili aperture.

Adyta (il luogo di culto più sacro degli antichi tempi vietati ai laici) profuma di mistero e terre inaccessibili, la title track vibra di inquietudine e desiderio impellente ma tutto inizia con il lungo e suggestivo viaggio di Rheethra, avvolta in un suono celeste e cibernetico molto vicino all’irresistibile mix di elettronica e new age à la Jean-Michel Jarre.

Inutile girarci intorno, con questo disco si vola, basta chiudere gli occhi e spegnere ogni connessione con l’esterno, il tempo è un inganno e The End-Time Protocol sembra averne piena coscienza.

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