The Black Heart Procession: intervista (e brevi note sul concerto di Roma)

C'è chi definisce le loro canzoni come ninnananne per depressi, chi pone i loro album fianco a fianco ai classici di Nick Drake: benvenuti nell'oscuro - e senza speranza - universo dei Black Heart Procession

The Black Heart Procession

Roma, Alpheus, 6 dicembre 2009

intervista e note sul live

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nonameSerata difficile a Roma per un concerto. In mezzo al ponte dell’Immacolata, di domenica sera, ma soprattutto il giorno del derby.

Eppure, nonostante tutto, saremo almeno in trecento ad applaudire i Black Heart Procession, protagonisti di uno spettacolo che ha rappresentato una specie di “Bignami” della loro carriera.

Pall (ingrassatissimo) e Toby, con un batterista e un bassista nuovi di zecca e un violinista che avevamo visto sul palco con loro già tre ani fa, hanno proposto canzoni da un po’ tutta la loro carriera, ma misteriosamente non dall’album 3 e, addirittura, non hanno suonato When You Finish Me, struggente e perfetta in apertura di Six, in grado in poche note di catapultare l’ascoltatore nelle atmosfere dei BHP.

L’approccio è maggiormente rock rispetto al passato. Le loro ballate nere come la pece stavolta prendono il tempo di una saltellante processione funeraria, più che di una litania, scegliendo canzoni che ben s’adattano a questa dimensione, scelta probabilmente anche per esaltare le caratteriste dell’ottima sezione ritmica.

Suicide arriva per ultima, prima del bis: è ancora più potente che sul disco, una specie di sveglia a suon di ceffoni, sparati in piena faccia a un pubblico estasiato dai BHP, ma incredulo che tutto stia già per finire. Inutili le richieste dalle prime file per la bellissima The Letter, ancora un altro pezzo e tutti a nanna, dopo solo un’ora e dieci.

Esecuzioni impeccabili, emozioni forti (fortissime), alcuni riarrangiamenti interessanti, ma … da una band da dodici anni sul palco e con sei album all’attivo avremmo gradito una manciata di canzoni in più.

bhpduoPrima dello spettacolo abbiamo incontrato i Black Heart Procession. Siamo arrivati durante il soundcheck. Li guardo sul palco e subito rivedo le facce serene che mi impressionarono nove anni fa, quando li incontrai la prima volta. La cosa che più colpisce di Pall e Toby, infatti, è che non li vedi mai prodursi in un gesto nervoso, mai una goccia di stress. Se ciò che da cui nascono le loro bellissime canzoni è un profondo tormento interiore … lo tengono ben separato dalla loro attività professionale.

RockShock. Pall, avete inciso Six e contemporaneamente hai lavorato al nuovo album dei Three Miles Pilot. Sei stato assalito da una specie di fuoco sacro creativo?

Pall Jenkins. In realtà Six è stato inciso in una decina di session in circa un anno e mezzo e dopo c’è voluto quasi un anno per trovare una nuova etichetta che ci garantisse una distribuzione internazionale. Come sai la Touch and Go sta chiudendo, da 22 dipendenti sono rimasti in 3, occupati praticamente solo a smaltire il catalogo. Band come Cocorosie e Calexico sono senza etichetta! Con i Three Miles Pilot … Ci siamo finalmente ritrovati; sono in uscita le ristampe dei vecchi album e abbiamo pronte nove nuove canzoni, che andranno a comporre un album che uscirà l’anno prossimo. C’è molta attesa e molta curiosità per il nostro ritorno, ma al momento sono concentrato sui Black Heart Procession.

(Pall se ne va a cena, continuiamo l’intervista con Toby, che mi racconta che non mangia mai prima di suonare, ndr).

Rock Shock. Toby, l’ultima volta che ci siamo incontrati, circa tre anni fa, ti eri appena sposato, trasferito da San Diego a Portland e mi avevi raccontato che ti stavi divertendo a sperimentare con la chitarra in un gruppo metal …

Tobias Nathaniel. Sono ancora sposato, felicemente, e vivo ancora a Portland. La mia band metal al momento è ferma; abbiamo avuto molte difficoltà a trovare un cantante che non fosse una copia degli Slayer o che non fosse uno che producesse solo suoni gutturali e così … abbiamo fatto alcuni concerti, ma più che una band di metal strumentale eravamo una band metal … senza cantante. E non credo che abbiamo interesse a portare avanti un progetto di band metal senza qualcuno alla voce.

RockShock. E’ appena uscito Six. Prova a presentarcelo, provando anche a descriverlo a chi non l’ha mai sentito.

Tobias Nathaniel. E’ un disco scuro, molto scuro, in qualche modo anche minimale, non come lo erano i primi due o tre dischi ma sicuramente maggiormente rispetto agli ultimi due (Amore del Tropico e The Spell, ndr). Rispetto a quanto abbiamo fatto in passato è maggiormente caratterizzato dalle percussioni; in qualche modo è un ritorno alle sonorità dei nostri primi tre album e alle modalità di composizione che avevamo usato allora, tutti insieme, con degli ospiti sì, ma soprattutto con noi che suoniamo un sacco di strumenti.

RockShock. Il fatto che questo disco sia un ritorno al passato, già a cominciare dal nome, cosa significa, che quella di Amore del Tropico e di The Spell era una parentesi ora terminata o cos’altro?

Tobias Nathaniel. In realtà la ragione non è da associare al sound del disco; per Amore del Tropico e The Spell abbiamo avuto in studio un sacco di musicisti, che hanno molto influenzato sia il suono sia le composizioni di quei due dischi. Stavolta invece il numero degli ospiti è assai più ridotto e l’album è il puro frutto del nostro lavoro compositivo e di studio. Quando ci siamo fermati a pensare al titolo dell’album ci siamo accorti che in realtà era già da un po’ che tra di noi lo definivamo Six e allora …

RockShock. C’è in qualche modo una sorta di concept che lega le canzoni di Six? Ci sono brani che si chiamano Suicide, Rats, Drugs e addirittura delle allegorie religiose …

Tobias Nathaniel. Ovviamente di questo bisognerebbe maggiormente parlarne con Pall, ad ogni modo la differenza fondamentale tra i dischi precedenti e questo è che prima in qualche modo, in fondo al tunnel, s’intravedeva una speranza o una via d’uscita. Questa volta invece … nessuna speranza … nessuna via d’uscita. In fondo al tunnel c’è solo altro buio. Suicide è una specie di scherzo macabro, Drugs invece è una canzone sulle dipendenze e in particolare sulla dipendenza dall’amore. Rats parla di città sporche, pericolose e dei loro cimiteri di notte.

RockShock. Qualcuno ha parlato di Six come di un classico posizionabile fianco a fianco di dischi come quelli di Leonard Cohen e Nick Drake. Come ti senti ascoltando queste parole e cosa ne pensi?

Tobias Nathaniel. Mi fa piacere ovviamente. Lavoriamo insieme da dodici anni e … In realtà non abbiamo provato mai a fare qualcosa studiato a tavolino, qualcosa del tipo … allora facciamo una canzone che suona così e cosà; il nostro modo di lavorare è assolutamente spontaneo. Non abbiamo mai voluto suonare come qualche altra band o artista e non abbiamo mai pianificato molto il nostro sound, ma i paragoni con artisti di quel calibro ovviamente mi fanno molto piacere.

RockShock. C’è un mio amico, un vostro fans, che ha descritto le vostra canzoni come ninnananne per gente depressa. Vuoi rispondergli?

Tobias Nathaniel. Beh….è una definizione abbastanza accurata, ma è una sua definizione; ci piace molto il fatto che ognuno possa avvicinarsi alla nostra musica e percepirla o definirla a modo suo, noi stessi per primi.

RockShock. Siete sempre stati molto attenti a pubblicare i vostri dischi anche in vinile e Six è uscito oltre che in Cd anche in formato Lp. Ma stavolta c’è anche una pen drive usb col vostro album! E’ una specie di resa delle armi, un riconoscimento che ormai non è più tempo di Cd (e tantomeno di Lp) e che la musica liquida, i files, sono il futuro (e il presente) della musica?

Tobias Nathaniel. Abbiamo sempre amato e sempre ameremo il vinile, ma dobbiamo fare i conti col fatto che sempre più gente ascolta musica da un computer o con un lettore portatile. La pen drive usb è pensata per loro. Nella prima tiratura del Cd, infatti, c’è un booklet di 28 pagine con i testi, disegni, grafici e altro ancora, che esprimono il concept di Six. Nella pen drive, che è custodita in un box personalizzato con la grafica dei Black Heart Procession, abbiamo inserito oltre i files ad alta qualità delle canzoni, anche il booklet.

RockShock. A proposito di files. Quanto una band come la vostra soffre del download illegale?

Tobias Nathaniel. Parecchio. Le grandi band, quelle che prendono milioni di dollari solo come anticipo dalla case discografiche, sono quelle che si lamentano di più e quelle che continuano a guadagnare milioni di dollari; in realtà per una band come la nostra ogni piccola cosa, ogni centesimo direi, è importante, dato che con la nostra musica difficilmente riusciamo a guadagnare di che vivere.

RockShock. Sono ormai parecchi gli artisti che non fanno più tour per promuovere un album ma un album nuovo come scusa per fare un tour, che ormai è il modo più semplice di guadagnare con la musica, dato che ormai dlla vendite di cd si ricava ben poco. E’ così anche per voi?

Tobias Nathaniel. Dieci anni fa in una città di media dimensione c’erano uno o due spettacoli a settimana, ora se ne fanno dodici! Ci sono tantissime band continuamente in tour proprio per la ragione che hai espresso nella tua domanda, ma secondo me questo modo di fare è controproducente. Credo infatti che così guadagniamo tutti di meno: la gente va a vedere tanti concerti ma non compra più i dischi né tantomeno il merchandising. E’ come il cane che si morde la coda.

RockShock. Ho letto da qualche parte che i posti dove preferite suonare sono Spagna e Italia. Lascia che almeno per un momento mi senta orgoglioso di essere italiano e spiegami perché.

Tobias Nathaniel. Credo che la Spagna sia una preferenza di Pall. Anche a me piace molto suonare in Italia, è indubbiamente il mio Paese preferito, dove percepisco di più il calore e l’amore della gente, ma suono molto volentieri ovunque, in Europa in particolare, ma ovunque.

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Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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