The Bastard Sons Of Dioniso: recensione di Dove Sono Finiti Tutti?

I The Bastard Sons Of Dioniso rappresentano un caso più unico che raro nella scena musicale italiana. In Dove Sono Finiti Tutti? s'avverte da subito la freschezza compositiva della band, che non ha nulla da invidiare a chi ha scritto pagine importanti della musica rock italiana.

The Bastard Sons Of Dioniso

Dove Sono Finiti Tutti?

rock

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I The Bastard Sons Of Dioniso rappresentano un caso più unico che raro nella scena musicale italiana.

La “grande” critica sembra puntualmente quasi ignorarli, magari a favore di band o artisti di cabotaggio assolutamente minore, nonostante la loro produzione sia di assoluta qualità. Pesa ancora la partecipazione nel 2009 a X Factor? Può darsi, ma visto quello che è successo ai Maneskin parrebbe ormai superata anche “quest’onta”. E perché di questo trio si scrive o si legge così poco? Sinceramente non lo sappiamo, ma a questo punto poco importa, perché è la musica che deve parlare.

Ed allora Dove Sono Finiti Tutti? è la giusta prosecuzione di quanto realizzato con lo splendido e precedente Cambogia.

Si avverte da subito la freschezza compositiva che da sempre caratterizza la produzione dei nostri che partono immediatamente alla grande con Sirene, dove si unisce la solita vigoria strumentale con quel senso di melodia che solo loro sanno creare in Italia.

Le armonie e melodie vocali create in puro stile Crosby Stills Nash & Young ci sono anche questa volta e sono un piacere per le orecchie. In un paio di episodi, semplicemente coinvolgenti, come Tali E Squali e Restiamo Umani si avverte l’invidiabile classe del gruppo nostrano che è in grado di realizzare perfette canzoni che hanno tutto per poter diventare dei tormentoni, perché sono orecchiabili, rock, ma anche mai banali.

Ci sono momenti più riflessivi come Ti Piace O No che rende chiaramente omaggio ai Led Zeppelin più bucolici con la chitarra che, a sua volta, segue la linea di Sweet Home Alabama dei mitici Lynyrd Skynyrd.

 

Gli squarci di pura melodia si ritrovano forti e sostanziosi in L’Isola Di Chi che è un classico pezzo dei T.B.S.O.D. o nella conclusiva

E’ L’ora che si aggiunge alle tante perle sotterranee scritte nel corso della carriera da parte di questa entità musicale nostrana che meriterebbe, di cuore, tanti onori.

In Italia queste sonorità così solari non erano mai state realizzate prima di loro e probabilmente mai si ascolteranno in seguito. Sono, davvero, un unicum ed è per questo che i T.B.S.O.D. vanno supportati, perché non hanno nulla da invidiare a chi ha scritto pagine importanti della musica rock italiana.

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Francesco Brunale
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