The Autumn Aurora: recensione di False Idols

The Autumn Aurora al debutto con un travolgente album in costante bilico tra post-punk e darkwave. Con False Idols la band non si limita a suonare l’oscurità ma la seziona, la orchestra e la trasforma in arte.

The Autumn Aurora

False Idols

(Volcano Records & Promotion)

post-punk, darkwave, gothic rock


Il debutto di un artista o in generale di una formazione a più elementi è decisamente un passo importante, oserei dire fondamentale, per farsi conoscere e lasciare traccia di sé, alcuni dischi passano del tutto inosservati (le ragioni sono molteplici e non sto qui ad elencarle), altri invece colpiscono in maniera folgorante e solo in questo caso si può dire di aver centrato il segno.

La seconda opzione riguarda il quintetto romano The Autumn Aurora, già ampiamente rodato live e finalmente giunto al debutto in full-lenght con i nove brani inseriti in False Idols, appena uscito su etichetta Volcano Records & Promotion.

Vera Perkins (voce), Stefano Ferramola (basso), Francesca Buompane (basso), Chiara Belluccio (batteria) e Fabrizio Nemo Mancini (tastiere e synth) irrompono clamorosamente nella scena oscura con una line-up anticonvenzionale che scardina completamente gli stereotipi di genere.

Nati dall’esigenza di dare una forma sonora all’introspezione ma anche alla disillusione della società moderna con annesse frustrazioni e angosce personali, la band si distingue da tutte le altre per un’identità stilistica ben definita e un talento palese, il sound, viscerale, profondo e stratificato, si muove su territori darkwave e post-punk riletti in chiave personale, la vera rivoluzione tecnica risiede nella scelta di non usare le chitarre e già questo dovrebbe far capire quanto i nostri se ne freghino delle regole già scritte scegliendo di percorrere un cammino esclusivo.

L’assenza della chitarra, a dire il vero, non si sente nemmeno perché la spina dorsale del suono pieno e corposo è affidato a un dualismo di bassi incredibile, mentre il primo traccia la linea melodica e il groove portante, il secondo si incastra tra le frequenze con arpeggi geometrici e riff taglienti sorretti dalle energie primordiali della batteria concentrata su tempi sincopati e tribali, in questa atmosfera densa si innestano le trame dei sintetizzatori (spesso percepiti come seconda voce) assorte tra graffianti incursioni industrial e aperture orchestrali di ampio respiro e una voce straordinaria, potente, drammatica, a tratti perfino lirica capace di tradurre i testi in emozioni tangibili.

I testi, dicevamo, socialmente impegnati, politici e assai riflessivi raccontano le miserie dei nostri giorni fungendo da specchio critico, costringendo chi ascolta a guardarsi dentro per cercare un’eventuale via di fuga o di salvezza, l’introspezione psicologica si fonde alla disillusione sociale ed è così che nascono la denuncia contro le moderne divinità artificiali forti di un successo effimero, la dipendenza tecnologica (vedi social e affini), il progressivo e ineluttabile vuoto esistenziale, le apparenze a dispetto della sostanza ma scava anche nelle fragilità umane amplificate da alienazione urbana, solitudine, smarrimento e accettazione del dolore come catarsi salvifica.

“False Idols” racconta la band a proposito della title track “parla della comune condizione umana che sin dalle prime esperienze di vita assapora l’amaro gusto della solitudine alla quale siamo costretti vivendo in una società indottrinata dalla televisione come simbolica rappresentante dei mass media propagandistici, unica finestra per i più, su un mondo falso, falso nella società, falso nella politica, falso nelle religioni, nell’etica e nella morale, costretti a non poter reagire ad una realtà distorta dove i più deboli vengono schiacciati anziché difesi ma abbiamo imparato ad essere distaccati dallo show mediatico volto solo all’interesse dei potenti, gli unici a trarre profitto dalle tristi conseguenti condizioni in cui le popolazioni versano. In questa disperata solitudine abbiamo ritrovato noi stessi, grati di essere sopravvissuti alle difficoltà e a un mondo fatto di soldi, sorrisi e vita facile che non ci appartiene più”.

Il lungo e suggestivo intro fumoso di Plastic Altar (primo singolo estratto) introduce l’ascolto del disco con grande intensità, brano tumultuoso che esplode con la forza di un vulcano in eruzione, i ritmi serrati e i turbinii estatici degli stop ang go fanno da tappeto a linee vocali superlative, una cavalcata a pelo sul pentagramma capace di risvegliare tutti i sensi, stesso dicasi per il secondo singolo, False Idols, inguainato in un arrangiamento meno aggressivo e più soave, Vera alla voce supera sé stessa regalando un’interpretazione da brivido.

Nuda e cruda, violenta e vorticosa, si snoda la trama mefistofelica di Surrender che sfocia in territori decisamente cupi in odore gothic rock ma anche deathrock, più tonde e in qualche modo solari si avvicendano Keep Our Love in the Dark e About You avvolta in uno splendido mood onirico, But If Not vestita di malinconia e tormento riserva grandi aperture ritmiche mentre Wasteland conquista appieno per la grazia emanata dagli stratosferici fraseggi di basso immersi in un’orchestrazione da ballad universale e perduta.

Dietro l’apparenza aulica di una serenata passionale come Be My… si nasconde un messaggio meditativo, racconta infatti un amore che si trasforma in ossessione anche in assenza di un vero legame, pathos, tormento, passione, dolore, tutto insieme e tutto mescolato ad arte.

Tocca a Jeremiah Laments chiudere le danze, la mia traccia preferita in assoluto, suggestiva, sciamanica, drammaticamente intensa…sono spari quelli che si sentono in apertura? Sono voci di bambini privati della loro sacrosanta spensieratezza quelle sospese tra tuoni e pioggia, in un contesto lontano dalla nostra realtà ma purtroppo vicina a troppi popoli del mondo? Ed è un canto di speranza o di rassegnazione disarmante quello che si leva aulico e celestiale tra note sublimi?

The Autumn Aurora osano, oltre la musica, oltre i cliché, oltre la banalità, oltre le mode, False Idols è un meraviglioso concept capace di mettere a nudo i falsi idoli del nostro tempo veicolando riflessione e consapevolezza.

https://www.facebook.com/theautumnauroraband/

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