Taff: la recensione di Beat -Pocalypse

L’album di debutto di Taff, Beat –Pocalypse, racconta la distanza nei rapporti interpersonali come barriera insuperabile, ma anche comfort zone dove ritrovare se stessi.

Taff

Beat -Pocalypse

rock elettronico, post-punk

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Taff - BEAT -POCALYPSETaff è il nuovo drum solo project sperimentale di un batterista e compositore attivo da molti anni nella scena underground punk-rock (The Twerks) e alternative (Love Shower Love).

La struttura musicale di Taff si basa sulla produzione e l’incastro di pattern ritmici e poliritmici resi poi armoniosi attraverso il passaggio in synth digitali ed analogici mentre gli arrangiamenti sono interamente eseguiti con batterie acustiche, elettroniche e percussioni.

L’album di debutto Beat –Pocalypse, anticipato dal singolo Distance e relativo video di accompagnamento che racconta, attraverso le immagini, la distanza nei rapporti interpersonali come barriera insuperabile, ma anche comfort zone dove rifugiarsi per ritrovare se stessi, è una miscellanea di generi che spazia dal rock elettronico al post-punk con incursioni industrial e vaghe reminiscenze psichedeliche.

Sette brani per sette modi diversi di ricerca intensa e compulsiva da cui traspare un enorme studio sullo screening percussivo e sulle melodie vocali, scarne, dissonanti e a tratti intense.

Troppa concentrazione su un suono ancora non pienamente centrato forse proprio a causa della forsennata ricerca di qualcosa che dovrà essere ma ancora non è, alcune tracce si perdono dietro concetti un po’ troppo astrusi e poco accessibili ai più, forse manca un pizzico di cuore che io prediligo sempre rispetto alla tecnica virtuosistica.

Che Taff sia un ottimo batterista non ci sono dubbi ma questo non basta a far volare il disco che per certi versi rimane incompiuto nell’attesa di un guizzo artistico geniale, quello capace di concepire un lavoro coeso e godibile fino in fondo.

Distance apre il sipario con un ritmo sostenuto ed ossessivo dove spicca un bel lavoro di batteria insieme ad un paio di aperture che si rivelano la parte migliore del brano stesso mentre Parasite, più intima e labirintica naviga in un mood sincopato e pieno di stop and go.

Se As We Want stordisce per la quantità di input ed influenze di ogni sorta raggiungendo la quasi ridondanza acustica, Loop spiazza per un intro vicinissimo a quello usato da Bob Marley in Could You Be Loved? con le ovvie e dovute distanze di genere e sviluppo.

Poi c’è la cover di I Don’t Wanna Go Out estrapolata dal repertorio di Graham Coxon (ex chitarrista dei Blur), già non particolarmente innovativa in partenza, il rifacimento si salva grazie ad una bellissima dilatazione centrale ed allo stravolgimento della chiusura, l’originale sfuma infatti in malo modo (ed io detesto le sfumature, specialmente nei brani ritmati) la rilettura invece stoppa a regola d’arte.

Suonano molto meglio Presumption, una delle tracce più centrate dell’intero lavoro e Charlie sulla quale vale la pena spendere due parole perché davvero splende su tutte. Il tappeto armonico a tratti sognante fa da sostegno ad un cantato perfettamente in linea con il sapore malinconico che si respira in ogni nota, i toni profondi e le leggere escursioni vocali verso l’alto esaltano a dovere le capacità del nostro musicista.

Beat -Pocalypse ha la dote di incuriosire malgrado poi non riesca a mantenere le promesse fatte ma in fondo è solo un esordio, il meglio, forse, deve ancora venire.

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Elisabetta Laurini
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