Speciale Primo Maggio. Modena City Ramblers, Velvet, Negramaro e Parto delle Nuvole Pesanti

Nel delirio del backstage del concerto che da quindici anni viene organizzato per la Festa del Lavoro, abbiamo avvicinato alcuni dei protagonisti della giornata

Intervista a Cisco (Modena City Ramblers)

Rock Shock. Ci siamo incontrati nel backstage del concerto del Primo Maggio anche l’anno scorso e iniziai la nostra chiacchierata chiedentoti se ai MCR serviva il Concertone per andare in televisione. In un anno è cambiato qualcosa?
Cisco. No, non è cambiato niente. E’ passato un anno e i Modena non sono andati in televisione e quindi ci torneremo con la diretta di oggi a distanza di un anno. Ma questo non è assolutamente un problema. La musica vive anche senza tv; ai nostri concerti viene sempre più gente, sempre più persone ci vogliono bene e comprano i nostri dischi nonostante la nostra assenza dal piccolo schermo. Ma detto questo, non siamo qui a lamentarci, siamo qui a sorridere, a divertirci con la Piazza e a suonare.

RS. Qualche giorno fa è uscita una compilation “griffata” da voi, Appunti Partigiani, e dedicata al 25 aprile, ma negli stessi giorni da molte parti politiche si sono sentiti discorsi che auspicherebbero la cancellazione di questa ricorrenza o quantomeno il ridimensionamento della sua memoria storica.
C. Noi siamo molto amareggiati di questo; crediamo che la resistenza sia il punto focale della nostra storia moderna, un punto di inizio che dovrebbe unire tutti gli italiani democratici, sia di sinistra che di destra. Credo chi rinnega i valori della Resistenza in realtà abbia la coscienza sporca. Forse il nostro Paese non ha ancora fatto i conti col proprio passato e credo che sia importante e urgente farlo al più presto per dire quello che era giusto e quello che era sbagliato, ma senza condannare. Poi c’è da aggiungere che né scuola né Stato aiutano in questo.

RS. Cosa c’è nel vostro immediato futuro? Sarete in tour anche questa estate?
C. Sì, ma non faremo un’estate come l’anno scorso. Suoneremo un po’ in giro a giugno e luglio e poi ci prenderemo un lungo periodo di riposo.

RS. Possiamo aspettare un disco nuovo per il 2006, quindi?
C. Al momento non saprei, ma sicuramente non prima.

Intervista a Pierluigi e Giancarlo (Velvet)

Rock Shock. Era proprio necessario andare a Sanremo anche questa volta?
Velvet. Nella vita non è mai niente necessario e soprattutto nella nostra vita non è ancora arrivato il momento delle cose necessarie. E’ stata una cosa che abbiamo valutato attentamente e alla fine siamo andati soprattutto perché nessuno ha messo bocca su quello che dovevamo o non dovevamo fare, su che canzone portare e su come suonarla.

RS. … e comunque avete portato un pezzo tutto sommato difficile …
V. Esatto. E quindi il successo di Dovevo Dirti Molte Cose dipende molto anche da Sanremo; non essendo una canzone semplicissima … proporla in un contesto così forte ci ha aiutato.

RS. A dicembre avete aperto a Roma per Franz Ferdinand e proprio l’altra sera a Roma avete mandato sold out il Circolo degli Artisti, ma soprattutto a distanza di sei mesi sul palco siete cresciuti tantissimo.
V. Sì, è che mano a mano sciogliamo le briglie. Il momento del live ci piace molto, ci impegnamo al massimo nei concerti e alla fine di ogni serata facciamo il punto su come migliorarci.

RS. Credo che i vostri concerti abbiano raggiunto un bell’impatto; non credete che sia quasi giunto il momento di un disco dal vivo?
V. Probabilmente ancora non è il momento, ma diciamo che stiamo predisponendoci alla possibilità registrando una serie di date che riascoltiamo attentamente. Al di là del fatto che i concerti vanno molto bene sia come affluenza di pubblico che per la sua soddisfazione, noi continuiamo ad essere molto critici con noi stessi e stiamo ancora cercando di raggiungere qualche dettaglio al nostro sound live.

R.S. La prossima estate la passerete al caldo dei riflettori dei palchi?
V. Consideriamo oggi l’inizio della nostra stagione estiva, che ci vedrà in giro per tutta Italia e, tra gli altri appuntamenti, aprire per Vasco ad Imola.

Intervista ai Negramaro

Rock Shock. Dal Salento, la Giamaica d’Italia, arrivano i Negramaro che con sonorità reggae non c’entrano proprio nulla. Cosa’è successo?
Negramaro. E’ successo che il Salento non è solo la Giamaica d’Italia ma anche qualcos’altro e finalmente è arrivato il momento che qualcuno se ne accorga.

RS. Proviamo a dare una definizione da cruciverba dei Negramaro.
N. Semplicemente rock, ma sempre con un legame con le noste origini seppure senza riferimenti espliciti al nostro dialetto o al reggae, appunto, ma portando il Salento nel cuore col nostro nome (il Negramaro è un vino salentino, ndr).

RS. Proprio sul palco del Primo Maggio lo scorso anno avete avuto un battesio in grande stile davanti al pubblico del rock (diverso da quello delle plateee televisive). Cos’è successo in quest’anno?
N. Nell’ultimo anno è uscito un disco nuovo ed è balzato in classifica. Quindi ci conosce molta più gente.

RS. Vogliamo provare a “raccontare” il disco nuovo a chi non vi conosce o a chi vi conoscerà solo oggi, in questa lunga maratona?
N. Si chiama Mentre Tutto Scorre ed è stato registrato praticamente live. Rispecchia pienamente il nostro stile, fatto di canzoni con dolci melodie e di un sound energicamente rock.

RS. M’è sembrato che il vostro disco sia una raccolta di episodi in cui vi guardate all’interno, più che un tentativo di fotografare quello che sta fuori.
N. Esatto. Riteniamo che dobbiamo sempre partire da noi stessi e solo poi rivolgerci all’esterno. Solo partendo dall’analisi del nostro Io più profondo si riesce a raggiungere e abbracciare i valori su cui si basa la nostra esistenza. In questa fase ci interessano le emozioni che poi generano le azioni.

RS. Alcuni vostri pezzi sono finiti nella colonna sonora de La febbre, il nuovo film di D’Alatri.
N. Sono sette per la precisione, quasi tutti facenti parte dell’album ma che nel film compaiono in versione acustica, suonati sul set.

RS. Come siete arrivati al cinema?
N. Con Alessandro D’Alatri c’è in primo luogo un rapporto d’amicizia, oltre che di stima reciproca, tanto che la scorsa estate abbiamo passato le vacanze insieme, nel Salento. Tutto è iniziato per cui scelse un nostro pezzo, un anno e mezzo fa, come jingle per uno spot che festeggiava i 50 anni della Rai. Da lì in poi siamo diventati amici e chiamarci a collaborare per La febbre è stato una specie di passaggio naturale, anche perché le tematiche del film e le nostre canzoni ben si prestavano ad essere coniugate.

Intervista a Salvatore De Siena (Il Parto delle Nuvole Pesanti)

Rock Shock. Sto facendo a molti artisti la stessa domanda: ci vuole il Primo Maggio per vedere Il Parto delle Nuvole Pesanti in Televisione?
Il Parto delle Nuvole Pesanti. Purtroppo la televisione con la musica non ha un buon feeling e il Primo Maggio è uno dei rarissimi momenti in cui televisione va la musica che appartiene alla gente. E’ quasi un miracolo quello che si riesce a fare, il pubblico che riescono a conquistare band come noi senza che ci sia grande supporto mediologico e senza che i giovani siano abituati ed educati all’ascolto ad esempio nelle scuole e comunque in maniera diversa da Mtv.

R.S. Il vostro ultimo disco comunque vi sta dando grandi soddisfazioni
PNP. Sì, è il nostro settimo album, si chiama Il Parto, è uscito lo scorso autunno e siamo molto soddisfatti dei riscontri ottenuti. E’ diverso dai nostri precedenti lavori in quanto ci ha avvicinato molto alla musica d’autore e al grande cantautorato italiano. Siamo diventati più flessibili rispetto al passato, ma noi continuaiamo a credere che il passato è un bagaglio fondamentale e va sempre rispettato.

RS. A questo proposito, sul nostro forum c’è stato chi s’è lamentato che dell’ultimo disco dicendo che ormai siete diventati “bolognesi” e avete tradito le vostre origini calabresi e che non siete più i portavoce dell’ “onda calabra”.
PNP. Non è che ci sentiamo bolognesi, ma ci sentiamo parte del mondo. L’appartenenza al sud è una cosa da cui non possiamo prescindere, è una cosa fisico-biologica e che ci portiamo sempre dietro e nel cuore; d’altro canto il mio accento mi tradisce ad ogni istante. E’ solo che a questo punto della nostra carriera c’è venuta voglia di sperimentare di più, con i ritmi, le voci e i linguaggi, senza considerare la nostra “meriodionalità” necessariamente come il nostro marchio di fabbrica. Noi rispettiamo le nostre radici e ne siamo orgogliosi, ma non siamo per niente integralisti. Ai nostri concerti, poi, continuaiamo ad ironizzare molto sul nostro essere calabresi, come sempre.

RS. Oggi siete coinvolti nella lunga serie prevista di omaggi a Iannaci: un piacere, un dovere o un atto dovuto?
PNP. Paolo Iannacci, il figlio di Enzo, suona il piano nel nostro disco. E comunque l’ironia e l’allegria di Enzo Iannacci sono collegate con un filo rosso alla nostra ironia e allegria, che in qualche modo sono proprio figlie della lezione di Iannacci. Per noi quindi è un grandissimo onore omaggiarlo su questo palco.

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Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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