Søren: la recensione di Bedtime Rituals

Bedtime Rituals dei Søren è un disco sorprendente, ispirato, follemente romantico: un disco per chi non può fare a meno delle emozioni.
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Søren

Bedtime Rituals

(Lost Generation Records)

dark-folk, new wave

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Søren recensione Bedtime RitualsSøren è un collettivo di musicisti dark folk/new wave formato nel 2013 da Matteo Gagliardi che include nel progetto, oltre a Diana D’Ascenzo, cantante e chitarrista, musicisti internazionali.

Nel 2017 esce Stargazing, disco d’esordio al quale seguono di poco il video del singolo Houses che vince il premio miglior SocialClip al XII Festival Internazionale del film corto Tulipani di Seta Nera e Stargazing Live! EP tratto da un concerto in acustico nelle campagne laziali.

Il nuovo album Bedtime Rituals è in circolazione dal 10 aprile 2020 grazie a Lost Generation Records, etichetta creata dallo stesso Gagliardi e dal musicista Lorenzo Tarquini (Platonica, LoveLo).

Registrato con una rinnovata formazione, vede, insieme a Matteo Gagliardi, il ritorno di Diana D’Ascenzo alla voce e alle chitarre, oltre a numerose collaborazioni internazionali tra cui la pluripremiata Joni Fuller (archi e pianoforte), che già aveva collaborato al precedente lavoro Stargazing. Al disco partecipano, tra gli altri, Nina Orlandi, l’immenso Fabio Fraschini (Starship 9, Novembre, Milano 84), Lorenzo Tarquini (Platonica, LoveLo), Danilo Marianelli (ZooT), Andrea Aloisi.

Bedtime Rituals attinge alla tradizione new-wave dalle sfumature solenni tendenti al fantasy, un po’ come la copertina dell’album, realizzata da Martyna Outstar Zych, che ricordiamo per aver collaborato alla realizzazione del videogioco The Witcher 3 (una piccola enciclopedia che narra il perché piacciano così tanto i giochi di ruolo, spesso interessanti a prescindere dal loro reale peso specifico).

I rituali della buonanotte firmati Søren, hanno svegliato il mio torpore da quarantena, il disco cresce di traccia in traccia, l’inizio è quasi leggero sospeso com’è tra un accenno iniziale di vocoder e un ampio uso di synth classici (anche se non possiamo dire lo stesso dei testi per i quali in due capitoli si attinge alle scritture di T.S. Eliot) ma da circa la metà, qualcosa si spezza inesorabilmente e quello che ascoltiamo crea un ritmo di empatia straordinario che diventa  sempre più intenso fino a raggiungere l’acme in un vortice emotivo capace di superare ogni spazio temporale.

Unreal city apre le danze con un motivetto arioso su uno splendido fraseggio di basso che spicca notevolmente su tutto il resto, il canto è soave in entrambe le versioni, le due voci non si sovrappongono ma anzi si rincorrono fino alla fine creando un bel gioco d’insieme.

Mantra è accompagnato da un video che si apre con l’immagine di una radio portatile, solo per questo lo amerei, le immagini raccontano in modo perfetto il ritmo sincopato delle note tra segnali di fumo colorati, stelle filanti, paesaggi urbani ed extraurbani nei quali le corse forsennate dei protagonisti sono parte integrante del racconto.

Hurry up! è immersa nella nebbia dei miei ricordi più dolci, le aperture centrali sono specchi d’acqua che riluce, ho la sabbia del mare in bocca e sorrido. Oh sì, sorrido.

Time to say goodbye e My worst enemy allentano i toni, si insinuano gli archi e giocano con i synth, il basso perfetto e tutta la base ritmica eccellente insieme al solito volare alto del canto che sposa le ispirazioni più elevate.

Flying into the sun è una prova perfetta di songwriting in chiave moderna mentre Pain of love è un cortometraggio girato di notte con la luce fioca di una candela nera.

L’ultima traccia è la mia preferita, mi lascio risucchiare in una spira di suoni oscuri e farinosi dove muoio ad ogni nota per tornare alla luce con una magnifica litania in testa e nelle ossa, A bedtime ritual, ancora ed ancora.

È un disco sorprendente, ispirato, follemente romantico, incredibilmente concettuale, un disco che consiglio a chi, come me, non può fare a meno delle emozioni.

Søren su facebook: https://www.facebook.com/sorenrocks/


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