Slowdive: recensione di Everything Is Alive

Probabilmente in anticipo sui tempi nella prima parte della carriera, gli Slowdive dal 2017 ad oggi danno uno schiaffo morale ai detrattori dell'epoca e in questo 2023 mettono una serie ipoteca (per quel che vale) sulla candidatura di Everything Is Alive come uno dei migliori album dell'anno. 

Slowdive

Everything Is Alive

(Dead Oceans)

dream pop, shoegaze

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Bello. Estatico. Maturo. Posato. Sono i primi aggettivi che mi vengono in mente per descrivere Everything Is Alive, il ritorno degli Slowdive dopo la reunion del 2017, celebrata con un altrettanto magnifico album omonimo e una serie di concerti che toccò anche il (fu) Siren Festival di Vasto.

Everything Is Alive non è altro che il perfezionamento della loro miscela fatta di chitarre intrecciate, piccole dosi di elettronica (il loop di Chained to a Cloud su tutte) e voci eteree alternate, femminile/maschile, quelle di Rachel Goswell e Neil Halstead (autore di tutte le demo da cui è partita la lavorazione di questo disco).

L’album di apre con Shanty, una sorta di lunga intro che prepara e induce allo stato di trance che ci accompagnerà per tutti gli 8 brani e i loro 41 minuti di durata.

In Everything Is Alive il cantato è una incantevole passeggiata, calma, pacata, sempre sul bordo di un precipizio, con la mente indecisa se concedersi all’estasi o lasciarsi andare alla malinconia.

I suoni si lasciano spesso andare ad atmosfere sepolcrali, ma subito lasciano lo spazio ad aperture in cui si intravede un raggio di sole.

Il singolo della ormai scorsa estate, Kisses, col videoclip girato a Napoli, suona come una versione attualizzata e dream pop dei New Order. La finale The Slab, se privata della voce, potrebbe essere farina del sacco dei Mogwai, ma nell’album c’è tanto, tantissimo degli Slowdive prima maniera, solo… perfezionati.

 

 

Certo, i testi rimangono un enigma e spesso sono davvero indecifrabili (“Ero un rottame / Una candela accesa / Sistemato / Quando arrivò la notte” è una delle pochissime eccezioni [sigh!]), seppure si percepisce in tutte le canzoni un forte desiderio a rimanere positivi, nonostante tutto, nonostante il 2020 si sia portato via la madre di Rachel Goswell e il padre di Simon Scott, il batterista.

Probabilmente in anticipo sui tempi nella prima parte della carriera, gli Slowdive dal 2017 ad oggi danno uno schiaffo morale ai detrattori dell’epoca e in questo 2023 mettono una serie ipoteca (per quel che vale) sulla candidatura di Everything Is Alive come uno dei migliori album dell’anno.

Ascolta i brani di Everything Is Alive, degli Slowdive

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Massimo Garofalo
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Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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