Sinezamia: Sacralità

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Sinezamia

Sacralità Ep

(Cd,  Autoproduzione)

dark, new wave

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Sinezamia- SacralitàEsistono ancora i dark?

A differenza di quanto potete pensare la domanda non è retorica.
Oggi i più confonderanno i dark con gli emo, errore madornale che potrebbe costargli caro (crocifissioni negli spogliatoi della scuola o pene similari).

Altri li ricollegheranno mentalmente a qualche filone della musica metal, Dimmu Borgir, Cradle Of Filth e altre boiate simili. Altro errore: i veri dark non ascoltano metal, preferiscono di gran lunga i Depeche Mode.

Il dark sul sottoscritto non ha mai esercitato una particolare attrazione: mi vesto come un boscaiolo e se mi truccassi gli occhi sembrerei zio Fester o un giocatore di rugby reduce da una notte di bevute. Al liceo sul comodino, invece di un’antologia di Poe tenevo Fango di Ammaniti. Alle poesie di Baudelaire preferisco quelle di Ginsberg o al limite quelle di Neruda. Ho scoperto che Bela Lugosi era morto vedendo Ed Wood. L’attore più dotato di Hollywood è Edward Norton (tralasciando il santo De Niro) e non Johnny Depp (i miei omaggi in ogni caso). Il film migliore di Tim Burton è Big Fish. David Lynch dovrebbe curarsi, ma la giacca di  Nicolas Cage in Cuore Selvaggio è notevole (guarda caso fu una scelta dell’attore).

Tuttavia riconosco a questo genere un certo fascino, è stato una valvola di sfogo adeguata per molti artisti dotati e ha prodotto ottimi lavori che hanno abbracciato l’intero cerchio della cultura moderna: fumetti, libri, musica, cinema  ecc…

Ho sentito che qualche “creativo” si è persino inventato delle ricette con il sangue: anche in questo caso, rispettosamente mi faccio da parte, preferisco della mozzarella in carrozza.

Quindi… esistono ancora i dark? O sono rimasti in giro solo vagiti ed echi inglobati in altri movimenti e spesso reinterpretati in chiave consumistica?

A sentire gli esordienti Sinezamia qualche nostalgico ancora si trova.

Il loro nuovo Ep Sacralità pesca a piene mani dal dark, dalla new-wave fiorentina e dal post punk alla Joy Division.
Cantato in italiano con un piglio vicino a quello di un nostrano Peter Murphy, ma anche  ad un Piero Pelù che non ha mai visto il 1989.

Ti immagini cerone bianco, jeans stretti, rossetti sbavati alla Robert Smith e giacconi lunghi (rigorosamente neri e preferibilmente in velluto), ma mentre il tuo cervello continua a vomitare luoghi comuni, visiti la loro pagina web e scopri che questi cinque ragazzi mantovani sono sì un po’ “gotici”, ma neanche tanto, almeno non quanto la loro musica farebbe pensare.

I Sinezamia suonano la musica che gli piace. Lo fanno dal 2004. Punto.

Tutto il resto è semplice contorno, ma di personalità ne hanno già quanto basta. Loro sopra i Tokio Hotel o peggio i Dari (sicuramente) ci piscerebbero sopra.

Impossibile mettere l’accento su uno solo dei quattro brani dell’Ep, la coerenza sonora e stilistica rende il lavoro valido e convincente, tutto è prodotto in maniera dignitosa e suonato con convinzione, mostrando un amore per un genere che anagraficamente i nostri non hanno vissuto in prima persona. Personalmente non amo certe aperture quasi goth metal della title track, ma i gusti sono soggettivi.

Per ora la band è al primo passo: riproporre ottimamente un sound del passato, quello successivo sarà tentare stravolgerlo e fare qualcosa di più personale.

Magari questa evoluzione arriverà proprio con il primo Cd. Attendiamo fiduciosi con o senza rossetto sbavato.

Ora scusate, ma ho una camicia a quadri da stendere.

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