Sigur Rós: recensione del concerto di Roma, 13 settembre 2025, Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia

I Sigur Rós con orchestra a Roma hanno messo in piedi una specie di concerto sacro e spirituale. Ma... si poteva fare di più.

Sigur Rós

13 settembre 2025

Roma, Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia

live report


Con un sold out raggiunto con quasi un anno prima della data, con biglietti a prezzi tutt’altro che popolari (ma che ormai sono tristemente la norma), i Sigur Rós concludono le due tappe in programma in Italia (2 a Milano e 2 a Roma) abbracciati dall’orchestra Piemme Project Ensemble.

L’occasione è duplice: presentare dal vivo i brani dell’ultimo album in studio (Atta), promuovere l’uscita della versione del ventennale di Takk.. (completa di remastering, outtakes, Dolby Atmos e via collezionando) e rivisitare alcuni brani del loro repertorio.

Il Piemme Project Ensemble (con diversi musicisti sorprendentemente giovani) ha ricevuto per tempo le partiture, ma ha avuto occasione di fare solo due prove col terzetto islandese, che per l’occasione si priva del suo batterista-turnista a vantaggio di un secondo tastierista.

Il palco è spoglio, il light show ridotto ai minimi termini. Un cappa di fumo aleggia sul palco invadendo persino le scale d’accesso alla sala.

L’acustica perfetta amplifica la sacralità dell’evento, fondato su arrangiamenti che mettono in evidenza ora l’aspetto spirituale dei Sigur Rós, ora la nostalgia per l’infanzia perduta di Hoppipolla.

Ma il meccanismo mostra presto i suoi limiti.

La ricetta è lineare, forse eccessivamente: i brani, specialmente quelli di repertorio, vengono privati di quegli elementi sonori che non sono affatto orpelli superflui, ma costituiscono l’estetica necessaria a generare quel “piacere disinteressato” di kantiana memoria che caratterizza l’esperienza dei Sigur Rós. Al loro posto, arrangiamenti orchestrali costruiti essenzialmente su tappeti di violini, talvolta raddoppiati da viole e violoncelli.

I brani che traggono maggior beneficio da questo trattamento sono paradossalmente quelli dall’album che meno apprezzo, Með suð í eyrum við spilum endalaust: Fljótavík e soprattutto All Alright acquisiscono una dimensione inedita e convincente.

Andvari (da Takk..) si arricchisce di un’aura spirituale ancora più intensa, mentre i brani estratti da Untitled (il disco “bianco”) perdono parte della loro tensione emotiva originaria, sacrificata a un tentativo non del tutto riuscito di cullare il pubblico in uno stato di leggera (semi)incoscienza.

Serata indubbiamente suggestiva, che conferma il fascino intramontabile della musica dei Sigur Rós anche in questa veste orchestrale. Tuttavia, l’impressione è che si potesse osare di più: la formula, pur funzionale, appare troppo prudente per un progetto che aveva tutte le premesse per risultare davvero rivoluzionario.

Scaletta del concerto dei Sigur Ros con Piemme Project Ensamble, Roma, 13 settembre 2025

Set1

  • Blóðberg (Atta)
  • Ekki múkk (Valtari)
  • Fljótavík ( Með suð í eyrum við spilum endalaust)
  • 8 (Atta)
  • Von (long version) (Von)
  • Andvari (Takk)
  • Starálfur (Ágætis byrjun)
  • Dauðalogn (Valtai)
  • Varðeldur (Valtai)

Set 2

  • Untitled #1 – Vaka (Untitled)
  • Untitled #3 – Samskeyti (Untitled)
  • Ylur (Atta)
  • Skel (Atta)
  • All Alright (Með suð í eyrum við spilum endalaust)
  • Untitled #5 – Álafoss (Untitled)
  • Sé lest (Takk)
  • Hoppípolla (Takk)
  • Avalon (Ágætis byrjun)

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Garofalo Massimo
Garofalo Massimo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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