Sayonara: recensione disco omonimo

Psichedelia desertica, un po’ di stoner e tutto il Seattle sound centrifugati nella prima opera solista de Il Lorenz (Lorenzo Farolfi), ex chitarrista dei Mad Martigan e qui al lavoro col monkiker di Sayonara

Sayonara

s/t

(Autoproduzione)

grunge, psychedelic rock

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sayonara-recensionePsichedelia desertica, un po’ di stoner e tutto il Seattle sound centrifugati nella prima opera solista de Il Lorenz (Lorenzo Farolfi), ex chitarrista dei Mad Martigan e qui al lavoro col monkiker di Sayonara.

Intitolato proprio Sayonara, il disco è stato interamente suonato ed arrangiato dal suo autore durante gli ultimi tre anni, con il risultato di 8 tracce che mescolano Foo Fighters, Nirvana, Pearl Jam, QOTSA e Mark Lanegan. Il difetto è che l’album la maggior parte delle volte si ferma al mero citazionismo (per esempio Ubriaque).

Eppure il disco si apriva con le buone intenzioni di Holy Makers, polveroso blues desertico che si trasforma in un muro sonoro grunge. Il rovescio della medaglia è invece Sayonara. Anche la cavalcata Let Me Try You With My Magic Powers cerca di evitare riferimenti (stavolta con l’uso del pianoforte) ma non riesce ad essere tanto incisiva. Va meglio ad Ayahuasca!, col suo mix acido di litanie e distorsioni, e alla successiva Same Semen con la sua tromba allucinata che aleggia su uno scenario dilatato.

Rockers, invece, al possente grunge classico aggiunge soltanto un finale da meditazione orientale. L’ultima Resist si concede qualche piccola stravaganza negli arrangiamenti, ma alla fin fine non punge.

In fin dei conti Sayonara non è neanche arrangiato male, ma il fantasma dei grandi gruppi grunge si sente dall’inizio alla fine in questo primo album di Lorenzo Farolfi.

Il disco è in free download.

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Alessio Morrone
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