San Diego: recensione di Ù

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San Diego

Ù

(Mattonella Records/Grifo Dischi)

synth pop, canzone d’autore, disco funk

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https://youtu.be/PGbmdpnKcUg

 

San-Diego-U-album-recensioneAvete mai fatto caso che la u accentata si trova proprio accanto al tasto “invio” sulla tastiera del PC e che, spesso, capita di premerlo per sbaglio?

Questo è ciò che è accaduto al DJ e cantautore romano Diego De Gregorio, in arte San Diego, il quale ha trasformato quella “u accentata” nel titolo del suo secondo album Ù, edito lo scorso maggio (a distanza di tre anni dall’esordio discografico Disco) per Mattonella Records/Grifo Dischi ed anticipato da ben cinque singoli.

Un genere musicale che lo stesso Diego De Gregorio ha autocertificato come “nu-italo disco”. Al ché viene da chiedersi: sentivamo davvero il bisogno di nuove etichette di genere? Che poi, di nuovo c’è veramente poco o nulla.

Un po’ Raf e un po’ Luca Carboni della fase elettronica, il DJ capitolino attinge dalla tavolozza dell’elettro-pop transalpino, quello dei Bandolero e dei Daft Punk, per poi impreziosire il tutto con intense spennellate di sax sintetico alla fine del brano Doccia.

Quella di San Diego è una piacevole proposta musicale a tinte agrodolci, che viaggia sui bit disimpegnati e cabriolet della nostalgia, attraverso una buona dose di ironia, allitterazioni spontanee ed un synth pop pulsante, stiloso ed a tratti melenso, svolazzando tra ritornelli catchy (“tante madonne e poco dio”) e, nell’insieme, una performance quasi indolente.

Ù è un disco che rispolvera i solchi consumati della soft disco commerciale degli anni Ottanta e Novanta, fino a direzionarsi verso territori esotici e tropicali dall’impronta latina, andando a scomodare sensazioni remote che, seppur banalmente, abbracciano quei suggestivi e rassicuranti tramonti mediterranei di riviera.

Magari davanti ad un cocktail o ad un falò sulla spiaggia, con quella brezza marina che sfiora i capelli ed allontana il fumo di una Chesterfield blu, perdendosi nei ricordi di Discoring e Festivalbar.



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