Rick Wakeman, Return To The Red Planet: recensione del ritorno su Marte tra progressive rock e nuove scoperte

Per Wakeman, il discorso iniziato nel 2020 con Marte era tutt’altro che concluso e meritava di essere approfondito… tanto da richiedere un ritorno sul Pianeta Rosso.

Rick Wakeman

Return To The Red Planet

(Madfish)

progressive rock

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Rick Wakeman non ha certo bisogno di presentazioni: oltre alla militanza negli Yes, si è distinto non solo come musicista al fianco di grandi come Elton John e David Bowie, ma anche come figura di spicco del progressive rock con la sua carriera solista. Dopo un album targato 2020 nel quale portava in scena la sua fascinazione per Marte, Wakeman ritorna sul Pianeta Rosso per approfondire un discorso che meritava di essere ripreso sulla scia delle nuove scoperte di questi ultimi anni.

Return To The Red Planet si colloca alla perfezione in un periodo storico caratterizzato da un rinnovato interesse per le missioni spaziali e per la Luna e Marte in particolare, argomento che il musicista inglese ha studiato a fondo prima ancora di iniziare a comporre. Il materiale era talmente vasto da spingerlo a pubblicare una nuova suite progressive rock, composta sotto forma di “template” per piano e poi ampliata in studio con il suo English Rock Ensemble. Una registrazione corale in cui tutti i musicisti si sono trovati a suonare insieme, un approccio essenziale per catturare la spontaneità e l’energia della musica progressive.

Tra brani strumentali e cantati dalla melodiosa voce di Mollie Marriott, sembra di trovarsi davvero catapultati tra i crateri e le polveri marziane, in viaggio in una navicella spaziale o appostati in attesa di un avvistamento alieno. Wakeman conosce molto bene lo spazio in cui si muove e con la sua musica è capace di creare vere e proprie ambientazioni, tra riff di tastiere ed epiche cavalcate, sonorità più cupe e atmosfere sospese.

Si potrebbe in un certo senso dire che con questa nuova release Rick Wakeman sia tornato sul luogo del delitto. Un ritorno però che non sa di déjà-vu, bensì di nuova ripartenza, alla continua scoperta di un mondo ancora inesplorato. Forte del suo solido background e del suo indubbio talento, il compositore britannico ci ha regalato un’altra bella prova di stile e una dimostrazione di quanto il progressive rock goda ancora di ottima salute.

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Simona Fusetta
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