The Underground Railroad: White Night Stand

Trio parigino trapiantato a Londra, di estrazione post-punk, gli Underground Railroad, al terzo album con White Night Stand, propongono un’interpretazione indie e contaminata degli stilemi di base del movimento wave, aggiungendovi al bisogno riferimenti industrial rock e un certo mood blues

The Underground Railroad

White Night Stand

(CD, One Little Indian)

rock, post-punk, wave

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The Underground Railroad- White Night StandTrio parigino trapiantato a Londra, di estrazione post-punk, gli Underground Railroad, al terzo album con White Night Stand, propongono un’interpretazione indie e contaminata degli stilemi di base del movimento wave, aggiungendovi al bisogno riferimenti industrial rock e un certo mood blues.

Accasati da tempo presso la prestigiosa One Little Indian, i transalpini, complici i buoni responsi di Twisted Trees e Sticks and Stones (2007 e 2008), si mostrano concreti e sicuri delle proprie potenzialità espressive, che prendono la forma di composizioni malinconiche e psichedeliche, dall’incedere sottilmente ossessivo, come un’ipotetica trasposizione in musica delle visioni di David Lynch (non a caso il suo Twin Peaks è più volte citato nei titoli dei brani, come The Black Widow e The Orchid’s Curse).

Interessante proprio in virtù di questa sua ipnotica cinematicità di fondo, l’album riesce a unire un linguaggio strumentale garage/vintage, per quanto riguarda il minimalismo di suoni e strutture, a un espressività ricca di sfumature, prodotte soprattutto dalla bella voce di Marion Andrau (anche alla chitarra), inquieta interprete dalla notevole forza espressiva.

Visioni di polverosi deserti notturni ai bordi di una strada senza fine, il meccanico incedere della batteria di Raphael Mura a scandire il tempo di questo viaggio allucinato (We Were Slumbering), in cui fanno bella mostra di se lisergiche melodie chitarristiche, importanti additivi di dark ballads come la conclusiva Rude Awekening.

White Night Stand è un congegno musicale che gira a dovere, ben oliato, in fase di regia, da suoni concreti e inquieti (8 Millimetres), che riescono a proiettare ombre lunghe e alienanti, adeguatamente rappresentate anche nel bell’artwork di copertina.

The Underground Railroad è quindi una realtà in costante crescita e affermazione, della quale quest’ultimo lavoro è senz’altro la prova finora più completa e convincente.


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Alekos Capelli
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