The Pineapple Thief: Your Wilderness

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The Pineapple Thief

Your Wilderness

(KScope)

progressive


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The Pineapple Thief- Your WildernessIn genere la gente quando sente parlare di progressive si mette le mani nei capelli. Pensa ad onanismi in scala misolidia e batterie sincopate con paradiddle spostati che seguono bassi a sei corde che si mimetizzano con le tastiere. Il disco di cui leggerete nei prossimi cinque minuti scardinerà la vostra concezione (se ne avete una a tale stregua) di progressive.

Amici, qui si parla di Your Wilderness, il nuovo album firmato The Pineapple Thief, band storica del progressive britannico che in meno di un ventennio ha sfornato ben undici album senza cedere un millimetro. Your Wilderness è l’album giusto per quando avete voglia di innamorarvi in modo nuovo di qualcosa o qualcuno. Insomma, qui dentro ci sono alcuni dei brani migliori che la band di Bruce Soord abbia mai scritto.

Attenzione ché su questo album ci sono collaborazioni che non passano inosservate. Volete alcuni nomi? Eccovi accontentati: Geoffrey Richardson dei Caravan, Darran Charles dei Godsticks, il clarinettista John Helliwell dei Supertramp ma, soprattutto, in pianta quasi stabile su tutto il disco troviamo Gavin Harrison (Porcupine Tree, King Crimson, ma anche Battiato, Mannoia, Finardi e Baglioni…dico davvero!). Vi sembrano abbastanza per infiocchettare un album fatto come si deve?

Ciò che ci troverete dentro (a questo album) è molto simile alla sensazione che potrete immaginare tentando di immedesimarvi nella foto di copertina. Paesaggi rarefatti ed allo stesso tempo imponenti, mozzafiato. Non aspettatevi quei pipponi da dieci minuti di autolesionismo solipsistico, Your Wilderness è infarcito di perle coincise ed eleganti, quasi pop (ma di quello raffinato).

Tra tutte Fend For Yourself fa marcare il punto della vittoria con un piglio folk screziato da un clarinetto soffusamente jazz. In questo album non ci troverete solo i Porcupine Tree (paragone che da sempre sta un po’ stretto alla band) ma anche i Radiohead, Sade, qualcosa di Donald Fagen e gli Steely Dan.

Dopo tutti questi anni The Pineapple Thief costruiscono un disco nient’affatto scontato, dal gusto raffinato ed al tempo stesso orecchiabile nonostante gli arrangiamenti complessi ed intarsiati con maestria tale da non risultare mai invadenti.

Forse i fan della prima ora non apprezzeranno fino in fondo questa luce nuova e fresca che l’ensemble ha acceso sulla sua produzione, ma sono sicuro che con questa prova The Pineapple Thief acquisterà molti più fan di quanti ne perderà. Magari non lo sapete, ma i prossimi potreste essere proprio voi!

 

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