The Lovely Savalas: Pornocracy

Pornocracy, dei The Lovely Savalas, è un buon album atipico e mediamente accattivante, con qualche speranza di consensi all'estero, e molte chance di non essere apprezzato da noi. E questa non è una novità...

The Lovely Savalas

Pornocracy

(Cd, Above Ground Records)

alternative rock

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The Lovely Savalas- PornocracyDall’Umbria agli States il passo non è così breve…eppure i Lovely Savalas con tenacia e fortuna (che non guasta mai) ce l’hanno fatta! Provenienti da Terni, dopo un primo approccio con la terra oltre-oceano musicalmente più prolifica fatto di tourneè di media importanza, eccoli accedere al Big Fish Studio di San Diego per la registrazione del loro debut album, ovvero il qui recensito Pornocracy.

Il duo (formato da Giovanni Natalini ed Angelo Sidori), affiancato da fior fior di musicisti, sfodera un lavoro tendente a un alternative rock che risente indubbiamente delle influenze ottantiane oltre che post-grunge, ma più in generale anche di un certo tipo di indie più vicino ai nostri giorni.

Undici tracce: una breve strumentale – la title-track – e poi ben 10 brani di qualità oscillante, ma tutti originali e coraggiosi a loro modo, oltre che tutti impreziositi dal contributo dei vari turnisti. Una produzione non deprecabile incornicia questo che può essere potenzialmente un debutto promettente, soprattutto nell’ambito del mercato anglo-sassone.

Promettente, sì, ma non del tutto maturo. Si notano infatti delle mancanze in questa prima fatica discografica dei Lovely Savalas, soprattutto sull’aspetto della ricerca melodica e degli arrangiamenti, l’una non sempre vincente, l’altra non del tutto soddisfacente. Ciò si traduce in una mancanza di canzoni “da brividi”, di quelle che fanno gridare al capolavoro. Il tutto, bisogna sottolinearlo, ben bilanciato anche da una mancanza di errori madornali.

Tuttavia nel marasma generale risaltano la terza track Fashion Girl, col suo riff coinvolgente e frizzante, che trascina un testo “pepato” sulla via della simpatia; la ballad Desert of December, forse il miglior brano dell’album, in cui l’arrangiamento decisamente fresco e poetico, a suo modo, culla un’interpretazione vocale tra le migliori di questa incisione; due tracce più avanti l’incoraggiante Never Break, in cui la malinconia e la difficoltà interiore dell’autore si traducono in maniera alquanto concreta in una musica cantilenante ma viva; infine, la final-track Armadillo, la canzone più complessa formalmente dell’intero disco, dalla quale è stato tratto pure il primo video: un ritmo ripetitivo e un po’ irritante si trasforma e lascia spazio ad una sezione solistica deliziosa interrotta da delle urla brusche che sembrano catapultarci in un’atmosfera del tutto diversa, che si evolve nella seconda parte, più affine ad una ballata acustica e più intima nel suo insieme.

Per il resto un insieme di riff intriganti, testi interessanti e nèi sparsi assestano il tutto su un livello medio che non fa risaltare null’altro in positivo né in negativo.

Perciò, augurandoci che i semi del talento riescano a fiorire al massimo dello splendore in questa band che sembra avere le spalle abbastanza adatte al futuro, non ci resta che complimentarci per un esordio che, se non da dieci e lode, strappa quantomeno una decisa sufficienza. Ed un disincantato sorriso…


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Mauro Abbate
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