aM: Belong to the Galaxy

Le frontiere di una nuova musica spaziale, degna continuazione di una psichedelia non troppo lontana, si aprono al pubblico dal paese del Sol Levante con gli aM di Belog the Galaxy

aM
Belong to the Galaxy

(Cd, Rocket Girl)

ambient, new psychedelic

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belong the galaxyUn tipo di musica vago ed evanescente, misto di elettronica (in abbondanza) e rock più tradizionale (che funge spesso da fondamenta) ha cominciato a farsi strada negli ultimi anni in quella fucina di “testoni” che è il Giappone. Tra le band più in vista di tale movimento vi sono stati i Supercar, da cui proviene il batterista (e non solo) degli aM, un duo composto per la seconda parte dall’ex “producer” della band precedentemente nominata, ovvero tale Miyuki, chitarrista (e non solo).

Belong to the Galaxy è il primo lavoro di questo eclettico progetto musicale, su cui i due musicanti hanno voluto lavorare per oltre cinque anni, probabilmente alla ricerca di quella perfezione maniacale che secondo un luogo comune sarebbe tipica dei loro patrioti.

Formato da sette tracce di lunghezza variabile (si va dai due minuti e mezzo della quarta Keep Imaging over Images, ai ben quasi 18 della chiusura The Universe Is Alive), l’album ci proietta in una dimensione sonora alquanto elaborata, a tratti estremamente morbida e sognante, a tratti più decisa e coinvolgente, comunque quasi sempre ben architettata, e nel complesso originale.

Non si tratta certamente di un disco che punta alle vette delle classifiche, né ad essere apprezzato da un pubblico molto vasto, ma questo esperimento musicale cerca sicuramente di spingersi oltre quei limiti della contaminazione che spesso negli ultimi tempi sono stati immaginati come essenziali per il mantenimento in vita di certi tipi di musica.

La proposta del tema “viaggio spazio-temporale” non è certo delle più innovative, ma è altrettanto vero che il risultato di questo lavoro non può che trasportarci in quel tipo di atmosfere cui molti hanno tentato di avvicinarsi, con risultati mai del tutto convincenti. Certo non si può dire che gli aM abbiano invece fatto centro. Direi che è pressoché impossibile poter immaginare alla perfezione le atmosfere suggestive create da una musica che potremo sempre e solo elaborare mentalmente.

Tuttavia, data la qualità media buona dei sette brani proposti, bisogna ammettere che il duo è riuscito a donarci di quest’atmosfera mentale una nuova sfaccettatura di interesse relativamente alto.

Un album consigliabile per chi cerca un ambient un po’ diverso dal solito o ama le sperimentazioni. Se non ci si aspetta un capolavoro, il risultato non deluderà.

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Mauro Abbate
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