The Helio Sequence: Negotiations

E’ proprio vero che non tutto il male viene per nuocere…anche un’inondazione può rivelarsi provvidenziale per dare una svolta al proprio sound. Questa è la storia di The Helio Sequence e del loro quinto album

The Helio Sequence

Negotiations

(Cd, Sub Pop)

indie pop

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The Helio Sequence- NegotiationsSono passati diversi anni dall’ultimo lavoro di The Helio Sequence, duo dell’Oregon formato da Brandon Summers (voce e chitarra) e Benjamin Weikel (tastiere e batteria). Niente blocco creativo, bensì uno studio allagato, annunciato nel cuore della notte da una semplice telefonata durante il tour 2009. A quel punto occorreva trovare un altro posto per comporre e provare, ricerca difficile che ha portato via tempo, facendo inevitabilmente slittare la realizzazione e la conseguente uscita di Negotiations, quinto full-length album della band americana. C’è da dire però che uno spazio nuovo, indipendente e da riattrezzare del tutto, ha permesso loro di liberarsi di un po’ di quell’attrezzatura digitale che aveva caratterizzato le loro precedenti opere e di abbracciare un sound più vintage che avrebbe dato alla loro musica più calore e intimità.

Negotiations nasce proprio così, dalle improvvisazioni musicali del duo, brevi forme embrionali delle 11 tracce finali, realizzate in uno stile completamente nuovo rispetto al passato, molto minimaliste, curate in ogni dettaglio anche se registrate praticamente in presa diretta. Un processo creativo così breve da permettere loro di concentrarsi sulla produzione e l’arrangiamento, dando al synth il compito di potenziare canzoni dalla linea semplice e orecchiabile.

Anche i testi hanno risentito di questa ventata di novità. Summers ha scelto di pensare meno alla scrittura e di dare più spazio alla voce interiore, concretizzando dialoghi intimi che esplicitano i sentimenti più reconditi dell’animo umano.

Anche se non stiamo parlando di una pietra miliare della storia della musica, i The Helio Sequence hanno prodotto un album indie pop molto piacevole e assolutamente non banale, che risente di molte influenze made in USA, come ad esempio Kings of Leon o Interpol. A volte più pop (come December), a volte vagamente psichedelici (Hall of mirrors), o addirittura eighties (Silence on silence), riescono sempre a centrare la struttura del pezzo intorno alla chitarra e a darle, grazie al synth, quella completezza e peculiarità che rende la canzone molto più di un semplice brano pop.

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Simona Fusetta
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