Rhumornero: Il cimitero dei semplici

Nel cimitero dei semplici trovano spazio i sogni e le disillusioni che perennemente si infrangono contro gli scogli della quotidianità. Ad attenderci all’entrata i Rhumornero, tra venature metal e aperture pop

Rhumornero

Il cimitero dei semplici

(Cd, Venus)

pop-rock, metal

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Rhumornero- Il cimitero dei sempliciI Rhumornero nascono nel 2005 dall’incontro di tre scafati musicisti italiani. Dopo l’esordio nel 2008 con Umorismi neri e dopo aver aperto vari concerti, tra cui persino i Deep Purple, danno finalmente alle stampe il loro secondo album, Il cimitero dei semplici. In queste 11 tracce Carlo De Toni (voce, chitarra), Luca Guidi (batteria), Antonio Inserillo (basso) ed Ettore Carloni (chitarra) creano un connubio tra grunge, metal e pop-rock, dando voce a tematiche quotidiane quali il disagio sociale e l’atavico bisogno di accettazione e amore, sempre con la loro personale vena di black humor.

Il cimitero dei semplici è la narrazione di quanto di più intimo c’è nella nostra vita: il sogno giovanile, pur sempre abbastanza lucido e disincantato, che col passare del tempo scende a patti con la dura realtà e ci incatena come un macigno ai nostri bisogni e alle nostre paure (“La verità, siamo soltanto una massa di morti che cercano di essere vivi tra mille prigioni e possibilità” tratto da Schiavi moderni). Non c’è spazio per la speranza in questo album che si fa decisamente più cupo rispetto agli esordi, dominato da testi che interpretano i sentimenti più oscuri e profondi di questa epoca di decadenza, ispirati dallo scrittore/artista/regista/psicomago cileno Alejandro Jodorowsky.

L’estrema cura rivolta alla scelta delle parole, mai troppo criptiche ma non per questo banali o prive di efficacia, si riflette anche nella musica, che risente molto delle esperienze passate dei vari componenti della band toscana. Il misto di grunge, rock-pop e metal delle melodie è sempre accuratamente bilanciato, per ‘appesantire’ o ‘alleggerire’ le atmosfere a seconda delle intenzioni. I suoni più densi e pesanti dei primi brani lasciano spazio a pezzi di ispirazione più grunge, come Ho perso la direzione o Luca dice che si ammazzerà, dal forte impatto (non solo emotivo), per raggiungere il culmine nella classica e delicata ballad rock (L’incanto).

Se è vero che un nome può rivelare molto di una band, allora è proprio il caso dei Rhumornero. In un’unica parola, questo quartetto toscano è riuscito a racchiudere la propria essenza: black humor che diventa rumore, sonorità scure per veicolare impulsi viscerali.

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Simona Fusetta
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