Pineapple Thief: All The Wars

Al terzo album, intitolato All the Wars, i Pineapple Thief cercano di uscire dall'ambito strettamente progressive; pur accontendando i loro fans di sempre, allargano gli orizzonti verso un rock "puro" e più libero

Pineapple Thief

All The Wars

(Cd, Kscope)

progressive rock

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Pineapple Thief- All The WarsAttivi dal 1999, i Pineapple Thief bussano alle porte del mercato musicale mondiale con All The Wars, terzo album del gruppo. Il quartetto inglese capitanato dal cantante nonché polistrumentista Bruce Soords, azzarda nuove tecniche e virtuosismi vocali per incuriosire le masse ed uscire definitivamente dall’ingiusto quasi anonimato, che fino ad oggi li ha relegati a una stretta cerchia di (fortunati) adepti.

Bourning Pieces è il titolo della prima traccia dell’album. Percussioni titubanti e delicate sono sovrastate dopo pochi secondi dal suono distorto di una chitarra.  L’acustica diventa man mano più corposa e prepotente finché il brano non esplode in tutta la sua potenza. È questione solo di qualche istante e il fiume in piena rientra negli argini. La voce di Bruce Soord decora il ritmo martellante che conduce ad un refrain veloce e deciso.

Un opening tessuta dal basso incalzante di Jon Sykes ci apre le porte di Warm Seas che, pur richiamando le sonorità dei Radiohead, è un brano ben riuscito.

Lo stesso schema (melodia calma e rilassata che, dopo poco, sfoga tutta la sua potenza tramite acuti improvvisi e chitarre tuonanti) si ripete in Last Man Standing, terzo singolo dell’album.

Ma ecco la prima vera svolta: All The Wars, una ballad malinconica. Ondeggiamo tra gli accordi di un piano che si amalgamano con le vibrazioni degli archi, il tutto abilmente cavalcato dalla voce corposa e calda di Bruce.

Ed è sempre il piano ad introdurre Build a World, pezzo che quasi subito si rivela forte e deciso. Il finale brusco ed inaspettato ci coglie di sorpresa e ci catapulta nella dinamicità di Give it Back. Gli strumenti si alternano e si sovrastano dando vita ad una melodia eclettica che raggiunge il suo apice nel finale.

Someone Pull Me Out: tastiere, archi e cori si fondono creando una ballad singolare, dal ritmo scandito, che culla chi ascolta e permette di ignorare, anche solo per un momento, la somiglianza con gli Anathema…

One More Stap Away ci ripropone una melodia calda, sognante, quasi romantica: ottimo tentativo, tuttavia le parti si ripetono, il pezzo risulta banale e l’architettura musicale non vanta di particolari virtuosismi né di dinamicità.

Reaching Out, con i suoi quasi 10 minuti di durata, chiude All The Wars. Un climax crescente ci trasporta in quello che si può definire un vortice di suoni che si incontrano, si intrecciano e si inseguono fino ad emergere: ecco allora che la parte orchestrale diventa protagonista, gli archi e il coro dominano la scena. Andrew Skeet, direttore d’orchestra, è la perfetta guida della Filarmonica di Praga, che conferisce al brano una marcia in più. Decisamente il pezzo più riuscito.

Nonostante l’album pecchi di tanto in tanto di poca originalità e risulti a volte schematico, fornisce più di qualche motivo di godimento per gli appassionati di rock progressivo in particolare, e di buon rock in generale.

I Pineapple Thief, piuttosto che concentrarsi su uno stile ben preciso, hanno esplorato mondi musicali diversi e distanti, cercando di trovare un punto d’unione e sviluppare un proprio “punto di vista”. Personalmente, mi auguro che questa ricerca prosegua verso direzioni inesplorate e prive di chiari riferimenti a gruppi esistenti e ancora in attività, al fine di creare uno stile interessante e del tutto nuovo.

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Elisa Servidio
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