Mokadelic: Chronicles

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Mokadelic

Chronicles

(Goodfellas Records)

post-rock


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https://youtu.be/fOXonQZI1I4

recensione-mokadelic-chroniclesErano dieci anni che i Mokadelic scrivevano solo colonne sonore. Lo hanno fatto con risultati strabilianti quando si sono cimentati in Come Dio Comanda, ACAB e naturalmente Gomorra – La Serie. Il loro linguaggio sonoro e musicale è talmente legato all’immaginario filmico che anche ora, quando dopo dieci anni di onorata carriera ritornano a scrivere un disco (doppio!) senza il contraltare di un girato a cui fare da contrappunto, la loro musica rimane evocativa, disegnata, colorata, in una parola: da film.

Chronicles è uscito prima in versione digitale, mentre dal 14 ottobre in collaborazione con Goodfellas è disponibile anche in versione doppio vinile e doppio CD.

Avete letto bene: doppio. Sì, perché i Mokadelic sembrano avere armadi pieni di idee e la loro vena creativa non accenna a diminuire. Per di più non disdegnano le sperimentazioni, così mentre il primo disco viaggia spedito verso i territori del migliore post-rock, fatto di paesaggi  e suoni dilatati, chitarre elettriche ed acustiche pizzicate, brani ariosi e sognanti, nella seconda parte di Chronicles  i Mokadelic si spingono verso atmosfere più cupe ed introspettive, scandagliando con sonar elettronici fondali marini fatti di loop e rumori sintetici.

La loro sensibilità è il segno distintivo che li contraddistingue: in entrambi i lati dell’album non stenterete a riconoscere il tocco e le soluzioni armoniche che li hanno resi famosi. Cimentarsi con nuovi strumenti è dunque solo una questione di medium, di mero pragmatismo, un significante nuovo, diverso, che traduce però un significato coerente e riconoscibile.

I paragoni con Mogwai, Godspeed You! Black Emperor ed Explosions in The Sky si sprecano, ma i Mokadelic devono molto anche a Morricone ed a tutto il filone dei compositori di colonne sonore degli anni ’70 ed ’80, senza tralasciare la grande eredità mutuata dalla canzone d’autore italiana.

Nel disco è presenta anche Niccolò Fabi che nel brano di apertura del disco, Sleep One Eyed, suona il piano elettrico. Con lui avevano già collaborato, i Mokadelic, nel brano Parti Di Me presente nel disco Solo Un Uomo del cantautore romano.

Qui ci sono sessanta minuti di musica spezzettata in sedici brani, per un disco doppio di una band post-rock.

I Mokadelic dimostrano di avere un grande coraggio e di non aver paura di sfidare un mercato ormai refrattario ai progetti troppo lunghi e complessi. A voi lettori non resta che dargli ragione o torto ascoltando questi nuovi, vividi paesaggi sonori.

 

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