Midge Ure: Orchestrated

Midge Ure riarrangia per orchestra i classici degli Ultravox e della sua carriera solista. Orchestrated è quindi una mera operazione-nostalgia? Assolutamente no! È un Disco con la maiuscola, un'occasione per (ri)scoprire 12 grandi (e piccoli) classici che hanno fatto battere il cuore a intere generazioni

Midge Ure

Orchestrated

(BMG)

classic synt-pop

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midge-ure-orchestrated-recensioneChi è Midge Ure? È stato la voce e la chitarra del periodo di maggior successo degli Ultravox, conosciuti durante le registrazioni (a cui prese parte) di Fade to Grey dei Visage, ma anche il co-organizzatore del Live Aid e l’artefice di una carriera solista dagli alti e bassi (Breathe tra gli alti, presente anche in questa tracklist).

Le canzoni degli Ultravox del periodo 1980 – 1985 sono rimaste nel cuore di tantissimi appassionati di synth-wave di tutto il mondo e quella che doveva essere una breve reunion (nel 2010) è in realtà durata 3 anni (e del cui ultimo concerto vi parlammo qui), periodo in cui ha visto dare alla luce anche un dischetto niente-male-ma-che-si-dimentica-in-fretta.

Probabilmente l’idea di questo Orchestrated al sessanticinquenne Midge Ure deve essergli venuta in virtù delle sue apparizioni al festival itinerante Night of the Proms; sia come sia, s’è messo al lavoro per 18 mesi col compositore Ty Unwin e con la Bulgarian Orchestra di Sofia per ri-registrare alcuni grandi classici sia degli Ultravox e sia della sua carriera solista, non disdegnando qualche piccolissima intromissione elettronica.

Orchestrated è quindi una mera operazione-nostalgia? Assolutamente no! È un Disco con la maiuscola, un’occasione per (ri)scoprire 12 grandi (e piccoli) classici che hanno fatto battere il cuore a intere generazioni, canzoni che hanno influenzato e continuano a influenzare le nuove leve del synth-pop da almeno 30 anni.

Orchestrated dona in alcuni casi più maestosità alle versioni originali, in altri casi le riduce all’osso rivelandone l’essenza che (forse) era andata perduta in fase di produzione, in ogni caso rivelandone una magia e una freschezza di composizione che ancora oggi resta immutata.

A un ascolto distratto potrebbe sembrare che Midge Ure si sia semplicemente divertito a sostituire i synth delle versioni originali con gli archi, ma si rimarrebbe alla superficie di un disco che spessissimo riesce ad emozionare anche chi non conosce le versioni originali. Insomma, Vienna, Reap The Wild Wind, Hymn, Lament, Dancing with Tears in My Eyes, …, in queste nuove versioni riescono a suonare come familiari ma nuove, allo stesso tempo.

Dispiace solo che (qui in Italia) per esserci accorti dell’uscita di quest’album, che ha raggiunto gli scaffali come strenna natalizia, si sia dovuto attendere di vedere Midge Ure a Sanremo in azione con i Decibel.

 

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Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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