Klone: Le Grand Voyage

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Klone

Le Grand Voyage

(Kscope)

space rock

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Klone- Le Grand Voyage- recensioneArrivano dalla Francia i Klone e questa è già una bella notizia, visto che dalle parti dei cugini transalpini il rock ha avuto nel corso degli anni decisamente dei buoni picchi di qualità.

La seconda notizia è che questa band ha un suo sound, molto devoto alla proposta degli A Perfect Circle, anche se magari con una introspettiva minore rispetto alla band di Keenan e Billy Howerdel. Inoltre questo è il debutto per la Kscope che, di solito, non firma nomi banali o a caso.

Insomma le premesse sono positive e questo Le Grande Voyage è un disco che si fa apprezzare.

I chitarroni di Sweet Oblivion piacciono molto, accompagnati da una sezione ritmica granitica e da uno squarcio malato degno degli Alice In Chains.

Hidden Passage parte lenta con un cantato a metà tra Keenan e Glen Phillips cantante dei seminali Toad the Wet Sprocket per poi viaggiare tranquillamente senza mai volutamente esplodere.

Introspettiva è anche Indelible in cui si sente qualcosa dei Porcupine Tree.

Sostanzialmente Le Grande Voyage è un CD che si lascia ascoltare, dove, forse, mancano i pezzi che possano piantarsi in testa al primo ascolto, ma questo non è un peccato originale. Qui bisogna, invece, andare a fondo per capire la non banalità dei ragazzi francesi che sanno, comunque, dove mettere mano.

Sono degli ottimi catalizzatori di influenze, abili a sintetizzare al meglio la loro proposta con quanto è passato negli anni nell’ambito della musica rock di un certo stile.

Non ci sarà da meravigliarsi se con il passare del tempo riusciranno a togliersi di dosso le tante influenze accumulate per dare origine ad un sound totalmente originale ed intraprendente.

I mezzi per far bene sembrano esserci davvero tutti, anche se la loro musica è rivolta soprattutto ad un pubblico di acculturata nicchia.

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