Ikitan: la recensione di Twenty-Twenty

Gli Ikitan sono un trio italiano che suona musica metal e sin qui non c’è nulla di strano. La particolarità è che questo EP è costituito da un solo pezzo che dura venti minuti e altrettanti secondi!
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IKITAN-recensione-Twenty-TwentyGli Ikitan sono un trio italiano che suona musica metal e sin qui non c’è nulla di strano.

La particolarità è che gli stessi optano per un sound totalmente strumentale e questo EP, costituito da un solo pezzo che dura venti minuti e altrettanti secondi (tra l’altro uscito nel 2020), è la prova tangente della loro abilità strumentale.

Si vede e soprattutto si capisce da subito che in loro esiste il desiderio, ma soprattutto il piacere di suonare e lasciarsi completamente andare alle emozioni.

Non vi sono i classici schemi prestabiliti in questo lavoro. Si preme play e ci si addentra in un mondo fatto di distorsioni, escursioni chitarristiche, richiami agli Iron Maiden (ad un certo punto spunta un giro di basso che ricorda prepotentemente Wratchild) e melodie trasversali che non annoiano mai.

In pratica in questo mini album ci sarebbero tante idee che, nel caso in cui fossero vivisezionate, potrebbero dare origine ad almeno una dozzina di canzoni che comporrebbero un vero e proprio LP.

Invece, questo discorso alla band tricolore non sembra interessare in alcun modo. Nel caso di specie la voglia di divertirsi, suonando la musica che più piace, è la valvola di sfogo migliore per poter dare vita alle proprie emozioni, senza doversi trincerare e rifugiare negli schemi precostituiti dello show business attuale.

Di sicuro questa musica, così greve, ma altrettanto sognante, è una bella panacea per uscire fuori dalle rovine attuali.

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Francesco Brunale
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