Genoma Music Project: recensione di Tra Migliaia di Silenzi

Rispetto agli esordi, i Genoma Music Project danno alla loro musica una forma più cantautorale, scegliendo suoni originali che mescolano pop ed elettronica.

Genoma Music Project

Tra Migliaia di Silenzi

((R)esisto)

alt-pop, elettronica, canzone d’autore

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I Genoma nascono nella seconda metà degli anni ‘10 e, dopo una pausa dovuta al rimaneggiamento della formazione, prendono il nome di Genoma Music Project. Un progetto che si discosta dai primi lavori della band, a favore di una forma più cantautorale. In Tra Migliaia di Silenzi, questo approccio si sposa con suoni ricercati e originali, destinati a fare da tappeto a storie dirette e comuni.

Le tracce che compongono Tra Migliaia di Silenzi danno voce all’inascoltato, all’invisibile, all’ignorato. Nei testi di Marcella Sebastiani, molto attenti al sociale, si avverte la necessità di andare oltre ciò che ci circonda, guardando alla vita con un occhio più empatico invece di vomitare odio, sempre pronti a dare giudizi.

Lontani dalla classica forma canzone, i brani non vogliono offrire una soluzione ai mali della vita quotidiana, ma semplicemente far leva sui valori alla base della sana crescita di un bambino e, di conseguenza, di una popolazione. I suoni, scarni e ricercati, coniugano derive più pop ad altre più elettroniche, in cui il synth sembra destrutturare l’atmosfera per far sì che l’ascoltatore si perda nelle liriche.

Nel complesso, l’album d’esordio dei Genoma Music Project scorre fluido, anche troppo, rischiando talvolta di diventare ripetitivo. Al flusso di coscienza di brani come Ninna Nanna Didi trovo personalmente più interessante lo spoken word di Elisa e Federico, dove la musica e le parole si trasfigurano portando realisticamente in scena il punto di vista di vittima e carnefice, dando così al tema della cantautorialità un allure più contemporanea.

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