Flying Lotus: Cosmogramma Alt Takes

Dopo l’omonimo album del 2010, ecco che la linea immaginaria di Flying Lotus prosegue nel suo tratto visionario e sperimentale con Cosmogramma Alt Takes

Flying Lotus

Cosmogramma Alt Takes

(Cd, Warp Records)

glitch, nu jazz, experimental

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Flying LotusDopo aver trascorso un 2010 ricco di successi e conferme, l’eclettico musicista californiano Flying Lotus non perde tempo, difatti comincia l’anno nuovo regalando ai suoi fan un lavoro molto ricercato, dalle torbide sfumature jazz.

Come lui stesso ha ammesso, il suo desiderio era di omaggiare il suo pubblico con qualcosa che fosse Cosmogramma, però vestito da abiti inediti, principalmente le complicate trame jazz scolpite insieme al suo raffinato gusto elettronico.

Ma c’è dell’altro, perché l’artista dell’assolata California dimostra una sensibilità e un’attenzione costante per le nuove tecnologie, offrendo a chi ha acquistato l’Lp lo scorso anno la possibilità di ricevere gratuitamente Alt Takes, attraverso una curiosa applicazione (chiamata Trigger) e la web cam, con i suoi pezzi inediti che non ha mai pubblicato prima d’ora.

Ciò è reso possibile da una tecnica interattiva di riconoscimento d’immagine che, sovrapponendo la copia del disco con la webcam, “vede” il disco e automaticamente invia il materiale inedito.

L’attenzione maniacale è presente anche in questa reinterpretazione di Cosmogramma, che infatti nel titolo ha anche la precisazione: Alt(ernative) Takes, ovvero lo stesso lavoro in una chiave diversa.

Al suo interno troviamo dei frammenti, quasi pezzi lasciati volutamente incompiuti, piuttosto che brani veri e propri, che forse vogliono dare un’idea meno riflessiva ma più d’impatto rispetto all’ermetismo meditativo e cosmico dell’Lp Cosmogramma.

Le tracce sono in tutto nove, e non durano mai più di un paio di minuti. L’effetto che sortiscono è trovarsi ad ascoltare panorami sonori differenti, a cui non si fa in tempo ad abituarsi che già si è traslati verso il successivo.

In apertura c’è Clock Catcher (Harp Arrangement), e la sua peculiarità è che una soave melodia si alterna a corde di chitarra scordate, che producono rumori.

In sequenza c’è un pezzo come Catacombs, che un po’ fa sorridere se si pensa che è una versione extended della durata di ben due minuti, dove l’atmosfera si fa carica di suoni di piano, di contrabbasso, quasi si fosse in un locale della grande mela negli anni ’20.

Altri brani sono Pickled, caratterizzato da staticità ambient e ritmi nu jazz, poi c’è il battito smorzato di Drips Mix, dove si crea la sensazione da giungla elettronica, con i tamburi tribali in sottofondo.

Molto ricercate anche Meltings e Galaxy In Tanaki, dove il respiro cosmico si intreccia con il piano e i suoni ambient.

Sicuramente un altro tassello importante nell’onirico immaginario di Steve Allison (il suo vero nome all’anagrafe), non alla portata di tutti però, benchè la frangia estrema dei suoi fan sostenga il contrario.

La verità sta nel mezzo, in quanto è vero che Flylo cerca di estendere il suo estro sperimentale a una dimensione pop senza  snaturarlo, ma è altresì una certezza che un certo tipo di sonorità sono difficili da cogliere appieno.

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Damiano Colaci
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