C’mon Tigre: recensione di Habitat

L’ultima fatica dei C’mon Tigre è un nuovo viaggio in giro per il mondo, da nord a sud, da est a ovest, dove i suoni creano immagini e le immagini animano le melodie.

C’mon Tigre

Habitat

(Intersuoni)

sperimentazione, folk, elettronica

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I C’mon Tigre sono un collettivo che si è formato nel 2014 con l’intenzione di spingersi oltre i confini di suono e di genere e che da quel momento ha ottenuto riconoscimenti e apprezzamenti per il suo approccio innovativo alla creazione di musica collegata alle arti visive e alle animazioni cinematografiche. Tutto questo, insieme alla volontà di fondere mondi e influenze diverse, ha dato origine a un sound estremamente personale, che coniuga la nostra anima interiore con il sentire esteriore. Habitat, il loro quarto album in studio, è pronto per portarci in giro per il pianeta, facendoci abbandonare la necessità insita nell’essere umano di incasellare tutto.

Habitat racchiude in sé gli stilemi jazz e africani tipici dei lavori precedenti, ai quali questa volta si aggiunge un tocco di Sudamerica, che va ad amalgamarsi e fondersi creando un ecosistema vario e articolato, capace di dare vita a immagini e luoghi nei quali sembra concretamente di essere immersi.

Dal mondo immaginifico nel quale ci tuffiamo dopo aver abbandonato la realtà (Goodbye Reality), animato da una bossanova ‘dark’ che sembra quasi imprigionata da invisibili corde, il nostro vagabondare ci porta in Sudamerica (The Botanist, Na Danca Das flores), in Medioriente (Nomad At Home) e nella giungla urbana pop/elettronica (Sento Un Morso Dolce).

Il viaggio però non è inteso solo come uno spostamento fisico/mentale, ma anche come un percorso interiore. La band ci guida così a esplorare noi stessi e le nostre trasformazioni. Ed eccoci alla seduta psicanalitica di Giovanni Truppi, solo uno dei tanti ospiti internazionali dell’album. O ancora ad affrontare il senso di frustrazione e disagio che alberga negli adolescenti alla ricerca della loro identità (Teen Age Kingdom) o che ognuno può provare quando si sente straniero nel luogo di appartenenza (Nomad At Home).

I C’mon Tigre sono degli esploratori sotto molteplici punti di vista: da quello sonoro, un mix dove lo xilofono si sposa con i fiati, gli strumenti ad arco con l’elettronica, a quello interiore, perché la vera sperimentazione nasce da dentro e dal nostro continuo mutamento. Perfino a quello geografico, perché i loro dischi ci portano a zonzo pur restando chiusi tra le quattro mura di casa. Ma ampliando così tutto il nostro essere, insegnandoci l’importanza di abbracciare la diversità.

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Simona Fusetta
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