Rastroni: recensione di Anime da Frutto

Il progetto di Antonio Rafaschieri aka Rastroni è il racconto di una fuga da un personaggio oscuro, il cosiddetto Telecomandante, attraverso un viaggio rock psichedelico in cui il protagonista incontra le anime di differenti pianeti.

Rastroni

Anime da Frutto

psichedelic-rock

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recensione rastroni anime da fruttoAntonio Rafaschieri, in arte Rastroni, è un cantautore polistrumenta di Bari al suo esordio da solista con Anime da Frutto, un progetto di rock psichedelico tutto in italiano composto da 13 tracce. Un lavoro che denota caratteristiche del prog rock italiano pregno di narrazioni, storie e strumentali in voga negli anni 70, con la modernità delle tecnologie musicali di questo nuovo millennio.

Anime da Frutto non ha nulla a che vedere con quell’alimento proibito donato ad Eva dal malizioso serpente, ma una fuga da un pianeta che ci è stretto e in cui bisogna sottostare alle regole conformiste del Nasci-Produci-Crepa dirette dal Telecomandante. Guidato da una voce dalla misteriosa provenienza e stufo di essere uno schiavo di queste abitudini, il protagonista di questa avventura sonora scopre la possibilità di sbarcare su Un Pianeta Vergine in costruzione dove si augura di non trovare altri abitanti con il cervello da scimmia, ma altri come lui desiderosi di “abitare nelle scelte”.

Dopo un’introduzione incantata recitata dalla speaker radiofonica pugliese Daniela Capriati, Corri ci trascina in questa fuga rock progressive fino ad una civiltà purificata dove si lascia libera la natura, edificando (I Cantieri all’Alba) solo pochi e infiniti grattacieli in cui abitare liberamente. Sviluppando proposte musicali identitarie che ritroveremo in tutto il disco, un equilibrio di suoni studiati fino all’ultima nota, in questo nuovo pianeta il nostro protagonista incontra la sua metà, Anima.

 

Con intermezzi narrati e innesti tra sax ed elettronica, Rastroni produce brani volutamente senza esagerata tecnica virtuosa o suite eccessive e complesse, né malinconici e sconfortati dalle tematiche, ma canzoni melodiche che valorizzano i testi introspettivi, in rilievo grazie al cantato limpido e dolce di Rafaschieri, mai coperto da soluzioni tempestose in sottofondo, risultando molto piacevole e coinvolgente da ascoltare.

Nel tentativo di catturare il nostro protagonista, lo spietato nemico arriva a frantumare anche le speranze su questo pianeta, costringendo il nostro Poeta a fare i Bagagli per tornare sulla Terra con un piano, quello di spezzare le catene degli uomini. Ma questi, alla Fine del Sentiero, ormai ammaestrati, rinunciano a fuggire dal controllo del Telecomandante e ridono di chi voleva salvarli. Deluso dal fallimento dei suoi propositi non condivisi dai suoi simili, il personaggio di questo disco-racconto viene catturato dal Telecomandante ed è sottomesso nuovamente ad una “flebo di realismo”. Ma quando si lascia scuotere nuovamente dalla Nostalgia, ricomincia un altro viaggio aggregandosi ad una carovana di altre Anime da Frutto che, come lui, sognano di costruirsi un futuro migliore.

Tra strumentali onirici e ritornelli energici Antonio Rafaschieri racchiude buone vibrazioni in questa allegoria che rimette in discussione regole e dogmi attraverso assalti elettrici mai ruvidi e potenti, ma sempre addomesticati da melodie sinuose, e ritmiche non esattamente contaminate con metal e stoner preponderanti nell’ultimo ventennio, ma sempre eleganti, leggere e delicate, suonate al tempo giusto per stare dietro ad una lirica che si sposa ad un raffinato cantautorato.

Oltre a Davide Fumai (tastiere, voce), Giovanni Monopoli (basso e synth) e Saverio Pastore (batteria e voce), diversi musicisti hanno collaborato a questo concept album ed è stato realizzato un “discometraggio” visionabile su Youtube grazie al lavoro di Emanuele Lucci. Un’opera solare, ritmata, introspettiva molto inconsueta in questi tempi. Rafaschieri è attualmente attivo anche in un altro progetto denominato Gestalt Finale, che lo vedrà impegnato con Enrico Samuele Ghedi, il tastierista dei Timoria.

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