Pivot: O Soundtrack My Heart

I Pivot arrivano dalla lontana Australia e danno vita a O Soundtrack My Heart, un disco vicino alla perfezione, se non fosse per la troppa voglia di strafare

Pivot

O Soundtrack My Heart

(Cd, Warp/Self, 2008)

elettronica, pop

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Si presenta senza i favori del pronostico, ma si rivela vincente, il nuovo lavoro dei Pivot su etichetta Warp. O Soundtrack My Heart porta in dote undici tracce completamente strumentali, elettroniche, infarcite di chitarra e suoni distorti, capaci, in gran parte, di entusiasmare e coinvolgere.

Il trio australiano denota maturità e completa padronanza dei mezzi a disposizione, in un disco che ne delinea lo stile, dopo il controverso esordio di Make Me Love del 2005, e da dove affiorano le conoscenze acquisite in molti anni di gavetta. La loro è una bella miscela di sperimentazione, fatta di intrecci tra l’elettronica e garage, l’amore per le sonorità vintage e l’attrazione fatale per il prossimo futuro.

Dave Miller e i fratelli Pike, Laurenz e Richard, si fanno minacciosi fin dalle prime track; un suono corposo e dal passo deciso viene inframmezzato dalle melodie nevrotiche della chitarra di Richard (In the Blood e title track). Le ripetizioni ipnotiche emesse dal laptop di Dave in Sing, You Sinners, i richiami al Jarre d’annata (quello buono di Oxygene per intenderci) condensati in Fool in Rain, e qualche soluzione ritmica del Bowie inquinato di Outside che caratterizza Sweet Memory, sono i momenti migliori di un album che però, alla lunga, cade nell’ovvietà e perde in dinamica. Le tracce finali, vedi ad esempio Nothing Hurts Machine e Didn’t I Furious, non sono all’altezza delle loro sorelle; cosicché per urlare al capolavoro bisognerà attendere, con tutta probabilità, il prossimo appuntamento.

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Roberto Paviglianiti
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