Peluqueria Hernandez: recensione di Raccolta N.4

In questo nuovo capitolo autorale, i Peluqueria Hernandez - capitanati dal fumettista di fama internazionale Mauro Marchesi - condensano otto tracce dai tratti fusion, attraverso un linguaggio compositivo che gli stessi componenti del gruppo amano definire "sound desertico padano".

Peluqueria Hernandez

Raccolta N.4

(Kutmusic)

lounge jazz, sonorizzazioni, soundtrack, western morriconiano, mariachi, psych blues, folk, fusion, latinoamericana

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A distanza di sette anni dalla pubblicazione di Mamboo, il collettivo veronese Peluqueria Hernandez manda alle stampe il suo quarto lavoro discografico intitolato Raccolta N.4, edito per Kutmusic.

Il progetto Peluqueria Hernandez (già recensito su queste pagine con Amaresque) nasce nel 2004 da un’idea di Mauro Marchesi – fumettista e illustratore di fama internazionale – e si schiera con lo stesso Marchesi alla chitarra solista, tastiere e cori, Gigi Sabelli alla batteria, Luca Pighi alle percussioni e cori, Roberto Lanciai al sassofono e cori, Joyello Triolo alla chitarra ritmica, voce e theremin, Roberto Zantedeschi alla tromba, Luca Crispino (basso e contrabasso) e Giuliana Bergamaschi alla voce.

In questo nuovo capitolo autorale, i sette peluqueri euganei – con accurata ricercatezza e partecipazione corale – condensano otto tracce dai tratti fusion, attraverso un linguaggio che gli stessi componenti del gruppo amano definire “sound desertico padano”.

Un caleidoscopio di influenze sonore, musiche popolari e passione per il mondo dei fumetti e del cinema che – solleticando il desiderio di retromania dei collezionisti e annientando qualsiasi forma di divisione spazio-tempo tra le distanze di genere – si fondono e si espandono all’interno di una sorta di crossover strumentale, di una miscela itinerante e trasognata dai confini multiformi, in cui atmosfere dalle trame eterogenee vanno a creare un tutt’uno dinamico con quell’immaginario grottesco e decadente che scaturisce dalle nebbiose e luccicanti scenografie della provincia.

Ne viene fuori una scrittura elegante, stralunata, dalle progressioni armoniche ipnotiche e dilatate, in grado di connettere quei caratteristici ritmi folk da balera delle latitudini adriatiche alle sinuose e indolenti andature delle fieste latinoamericane in salsa tex-mex e mariachi, rievocando vecchie pellicole poliziottesche dirette da Sergio Corbucci e Umberto Lenzi – ad esempio – e certe composizioni per colonne sonore, rinfrescando quel gusto orchestrale di matrice morriconiana, specializzato nell’inserimento di musica colta in contesti popolari, e quell’imprinting calligrafico ascrivibile ai vari Riz Ortolani, Stefano Torossi, Franco Micalizzi e Piero Umiliani.

Con Raccolta N.4, i Peluqueria Hernandez riescono a confermare quella formula cantautorale sospesa tra astrazione ed esperienza reale, alternando momenti più spensierati, sensuali, vivaci e frizzanti ad episodi intrisi di malinconia e suspense, costituendo un cocktail di partiture ariose, nostalgiche, inebrianti, teatrali e dense di melodie accattivanti, in cui si intersecano differenti riferimenti stilistici.

Si va dalla library music ai sapori psichedelici dello space age, dalle notturne poliritmie del jazz lounge alle evasioni esotiche e ballabili del soul-funk, da quel cantato spoken word austero di rimando Offlaga Disco Pax e Massimo Volume ai ritmi narcolettici, serrati e torbidi di quella cinematografia passatista dei b-movies, a cui si aggiunge quel pizzico di erotismo estetico – osé ma al contempo raffinato – che ha contraddistinto le copertine dei dischi di Fausto Papetti.

facebook/peluqueriahernandez

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