O Mars: la recensione di Lumina

Omar Cremon, in arte O Mars, è un musicista a cui non piace fare le cose semplici. Lumina è un viaggio oscuro in cui le atmosfere si fanno plumbee dalla prima all’ultima nota.
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O Mars

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(VRec)

rock

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O Mars Lumina recensioneOmar Cremon, in arte O Mars, è un musicista a cui non piace fare le cose semplici. Lumina è un viaggio oscuro in cui le atmosfere si fanno plumbee dalla prima sino all’ultima nota.

Per essere chiari, questo disco mi ricorda molto da vicino i lavori che hanno realizzato i Walkin Papers, gruppo di Seattle capitanato da Jeff Angell, che ha da sempre messo in evidenza suoni neri e grevi, senza pigiare l’acceleratore sull’esagerazione data dalle distorsioni chitarristiche che nel nord ovest americano sono sempre di moda.

Va detto che O Mars gira le proprie scale musicali, seguendo questi connotati. Le sue canzoni sono affreschi puliti, ma pieni di paura, in cui sembra non esserci spazio per immagini colorate o squarci melodici che possano mettere allegria e solarità.

Ci sono momenti di pura folgorazione come Quiet Lights, mossa da un organo all’Animals e da una voce bassa che fa tanto Cousteau.

La title track è un viaggio psichedelico, a metà tra jazz e avanguardia più sperimentale, mentre Made Of Stars riporta alla mente l’Inghilterra di primi anni novanta (non stiamo parlando di brit pop) con suggestioni Mansun che riecheggiano nel cantato.

Lumina non è un disco facile, anzi è un album pieno di scoperte e difficile da poter recepire se lo si ascolta con orecchio balbettante.

La conclusiva On The Reef potrebbe rappresentare al meglio questa raccolta di brani: scura e sognante, buia e viaggiante. In pratica un rebus da risolvere a cui ancora adesso stiamo cercando di dare una risposta.

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Francesco Brunale
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