Muse, Casalecchio di Reno, 21 novembre 2009, Live Report

Sold Out al Futurshow Station di Casalecchio per i Muse che stupiscono i numerosissimi fans accorsi con uno show pieno di effetti visivi spettacolari e sound travolgente

Muse

Casalecchio di Reno (Bo), 21 novembre 2009

Live report

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muse_casalecchioTornano i Muse in Italia e lo fanno col botto. Sold Out già da mesi per entrambe le date (Casalecchio di Reno e Torino) e caccia al biglietto per tanti che sono rimasti fuori e hanno perso uno spettacolo entusiasmante, con un’ottima scenografia e un sound travolgente che ha infiammato questo ricchissimo autunno di concerti a Bologna.

Alle 19,30 precise ecco giungere sul palco, accolto da un grande boato, il gruppo di supporto, gli scozzesi Biffy Clyro. Dopo un inizio scoppiettante con la carichissima That Golden Rule, la band capitanata da Simon Neil si spegne gradualmente e raccoglie l’attenzione solamente sul singolo di nuova uscita The Captain.

Un’ora e pochi minuti dopo ecco il delirio. La scenografia dei Muse sembra essenziale e raffigurante 3 grattacieli. Durante l’intro durata un paio di minuti, le finestre dei 3 grattacieli si illuminano e mostrano sagome di persone intente a salire le scale, salvo poi capitolare con un effetto domino e precipitare. Nel momento stesso in cui le sagome precipitano cade il telo raffigurante i grattacieli e lascia in mostra tre strutture dotate di un altissima base mobile che sale e scende (a seconda se i Muse vogliono esibirsi sulla piattaforma o sul palcoscenico) e di una parte superiore. Entrambe le parti di queste “torri” sono ricoperte di schermi che presentano su 4 facciate effetti visivi ed immagini della band .

Quando cade la “facciata” di questi grattacieli partono le note di Uprising, primo singolo per il mercato italiano tratto dal nuovo album e i quasi 14000 presenti cantano all’unisono il ritornello del brano.

Seguono a ruota Resistance e una New Born in realtà un po’ debole ma con effetti speciali molto efficaci caratterizzati da laser verdi che disegnano scacchiere sul soffitto del Futurshow Station. Il pubblico è letteralmente in visibilio, incantato dalla voce di Matthew Bellamy in forma smagliante.

Seguono, eseguite in maniera didattica e precisa, Map Of The Problematique, Supermassive Black Hole, Mk Ultra e Hysteria. Cambio di registro con una jam e arriva quella che è stata definita la nuova Bohemian Rapsody e che ha lasciato parecchie perplessità fra i puristi. United States Of Eurasia dal vivo convince ma lascia un po’ basiti la scelta di chiudere in maniera brusca il brano invece che eseguirlo con la parte finale Collateral Damage (dove viene suonato il Notturno Op.9 N.2 d i Chopin unito a campionamenti che riportano risate di bambini, spari di pistola e rumori di caccia che solcano i cieli) come in altre date europee.

Resta la sensazione che tutto vada di fretta e si passa immediatamente ad una nuova versione di Cave eseguita col pianoforte invece che con la chitarra. Seguono Guiding Light e una jam session chiamata Helsinki, eseguita solamente dal batterista Howard e dal bassista Wolstenholme.

Rientra Bellamy e si riparte col pop facile di Undisclosed Desires, il brano più “ruffiano” del nuovo album, seguito a ruota dall’analogo del vecchio cd Starlight.

Da come il pubblico partecipa l’idea è che i più siano amanti del lato maggiormente commerciale dei Muse ma la controprova arriva dai due brani successivi, fra i più travolgenti del gruppo britannico ormai in attività dal 1992. Con Plug In Baby e Time Is Running Out diventa improponibile stare fermi e non saltare, cantare, urlare … Il Futurshow Station è una massa uniforme di fans ipnotizzati dal sound sempre più carico.

Con Unnatural Selection si chiude la prima parte. Il gruppo dopo una breve pausa ritorna sul palco con Exogenesis Symphony Part 1:Ouverture e prepara tutti per il gran finale a colpi di Stockholm Syndrome e Knights of Cydonia.

Concerto molto d’effetto ed eseguito in maniera egregia sia dal punto di vista sonoro che dal punto dell’impatto visivo. Unica pecca è quella sensazione di velocità (1 ora e 40 scarsa) e di freddezza del gruppo nei confronti del pubblico col quale non ha praticamente interagito. Una presenza un po’ più calda della band avrebbe messo la ciliegina sulla torta ad un concerto maestoso.

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