Montage: recensione disco omonimo

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Montage

s/t

(Sundazed)

progressive rock

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Montage

Difficile esprimere un giudizio sui Montage e il loro album omonimo. Non perché non siano bravi, ma perché qualcosa in fondo manca.

Il gruppo si forma solo nel 2011 nella lontana Helsinki, anche se 3 dei 5 componenti si frequentano sopra e sotto il palco dai tempi delle scuole superiori.

Questo spiega la maturità e l’amalgama che troviamo nell’album e che ci fa prendere subito in seria considerazione questi amanti del prog e della psichedelia. Tali influenze si montano su un telaio di hard rock classico e segnano la peculiarità del progetto. Gruppi come i Rush vi verranno subito alla mente ascoltando i Mortage.

I giri di chitarra sono l’impalcatura su cui l’album si poggia; e non a caso è proprio il chitarrista Roni a scrivere la musica, che poi viene arrangiata da tutta la band.

In brani come Trapeze potrete godere delle sue composizioni tanto orecchiabili quanto ispirate al prog più complesso e dispari.

Il successivo pezzo Misty High ha influenze southern rock ed è già stato trasmesso in diverse radio rock sia europee che statunitensi.

Come ulteriore segnalazione riporto Devils’ Whip, break sognante e leggiadro che apre al vero singolo dell’album, Strawberry Skies, anche questo ben riuscito.

Un punto dolente vero e proprio non c’è, anche se non si può negare che la voce sia troppo stridula e lamentosa, tanto che in certi acuti ti viene voglia di picchiarti la fronte come quando una zanzara ti dà il tormento troppo a lungo.

L’album è ben eseguito, ma non sfonda. Forse manca un ulteriore punto di vista forte all’interno del gruppo,  anche se la complessità dai brani suggerisce un lavoro di squadra importante. Forse è questo, o forse i Mortage devono riuscire a dire qualcosa di più personale per convincerci.

 

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