Dunk: recensione disco omonimo

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Dunk

s/t

(Woodworm label)

indie rock

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https://youtu.be/t1aNnG8DJs0

 

DUNK_copertina_albumDunk è un progetto, un disco, un gruppo formato da componenti di altre band del panorama indie italiano: i fratelli Ettore e Marco Giuradei, protagonisti del circuito bresciano, Luca Ferrari dei Verdena e Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi e O.R.K.

Chiarito chi suona, parliamo del cosa.

I testi sono molto importanti in un disco del genere, ma vorrei metterli da parte per prendere in considerazione la musica e l’atmosfera che essa riesce a evocare. Preso così, il disco sembra un concept album sui sali e scendi quotidiani dell’animo di un uomo. Sembra poco, ma è tanto e ci sono tutti i passaggi negli undici brani.

Il primo è una vera introduzione, che si lega alla seconda traccia in modo sensato. L’intero disco, ripeto, è la coscienza di un uomo che si dipana in un flusso magistralmente legato, tra lo scorrere della notte e del giorno. O almeno così l’ho vissuto io.

Nella terza traccia, Mila, il tessuto musicale si scioglie come miele, per ripartire nella quarta traccia, È Altro, con nuova speranza mattutina. La quinta canzone, Spino, è tagliente, notturna, il lucido egoismo – erotismo che s’impossessa di noi quando siamo ebbri dopo il tramonto.

Con la Ballata 1 torna la quiete, c’è un filo teso di speranza, ma il finale della canzone si fa tragedia. Terminata la canzone come un sogno inquieto, la settima traccia parte come un buon risveglio dopo una dormita senza sogni: “Oggi va tutto bene”.

Qualcuno fischia per la via, così si apre Stradina. Torna il testo denso, fatto d’immagini apparentemente insensate, create per dire tutte le verità in poche righe. Torna la lucidità che ci possiede la notte.

La Ballata 2 è una nuova serena resa, la pace con il mondo, anche se i denti restano affilati: la coscienza, viva, pizzica le viscere.

Noi Non Siamo esplode con l’energia e la verità del ritornello, guizzi colorati che tornano anche nel video che potete vedere in questa stessa pagina.

Dunk si chiude con un breve incubo notturno, Intermezzo; la persona Dunk, animo tormentato ma mai sconfitto, continua la sua battaglia con l’esistenza.

Noi abbiamo fatto un viaggio lungo poco più di mezz’ora, un viaggio che ricorderemo perché è il nostro viaggio per essere vivi.

 

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