Moltheni: I Segreti del Corallo

Sulla scia degli ultimi dischi, Moltheni ci rivela Il Segreto del Corallo, un disco introspettivo contraddistinto dai soliti lirismi acustici

Moltheni

I Segreti del Corallo

(Cd, La Tempesta/Venus, 2008)

canzone d’autore

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C’era voluto molto, dopo Fiducia nel Nulla Migliore, per vedere pubblicato un suo nuovo disco e ora, tra nuovi lavori in studio, un live rarissimo ed un Ep, in quattro anni Umberto Giardini in arte Moltheni ha sfoderato una media di un album all’anno.

La poetica impressa nei Segreti del Corallo conferma quanto è stato fatto nei dischi precedenti: suona fondamentalmente acustico con testi fotografici e introspettivi, armonie ipnotiche, sonorità delicate ed intime. Giacomo Fiorenza ha prodotto il disco lavorando in presa diretta come quaranta anni fa, per avvicinarsi alle atmosfere folk psichedeliche dell’epoca, e il cantato di Moltheni indubbiamente contribuisce all’aspetto trasognante del disco.

La iniziali ritmiche pennate traboccanti di Vita Rubina fanno pensare ad un disco oscuro e drammatico, ma lo splendido brano di apertura è un’eccezione alla coralità armoniosa del nuovo lavoro. Gli Anni del Malto, già presentato in occasione di alcuni concerti, ci restituisce il Moltheni dei primi anni con una canzone più dolce e ariosa, poi segue la strumentale Che il Mare possa riunire ciò che il Destino ha separato.

Il ritmo riprende movimentato con L’Amore Acquatico, una canzone d’amore di una delicatezza disarmante, con un finale curato con una lieve chitarra elettrica a inspessire senza esagerare la melodia. Viene inserita successivamente una versione alternativa di In Porpora, già presente in Splendore Terrore, e a fondo disco anche quella di Suprema.

Da qui in avanti ci troviamo ad una seconda parte del disco più acustica e onirica, a partire da Oh, Morte, Corallo sorretta garbatamente da un coro femminile, la tristissima Ragazzo Solo, Ragazza Sola che con Verano e gli arpeggi de L’attimo Celeste formano l’attimo più drammatico del disco.

Inutile parlare dei testi davvero belli ed emozionanti di uno dei migliori cantautori italiani dell’ultimo decennio. Io sogno sempre di poter ascoltare Forma Mentis, il disco mai pubblicato nel periodo più difficile della carriera di Moltheni, sarebbe un vero peccato non poter assaporare quello che nei corridoi si vociferava fosse un capolavoro, ma ci accontentiamo di questi gioielli ascoltati finora.

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Luca Paisiello
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