Mercanti di Liquore: recensione di Non Ci Troverete Mai

A vent’anni dall’ultimo disco in studio, tornano i brianzoli Mercanti di Liquore con la loro musica folk d'autore.

Mercanti di Liquore

Non Ci Troverete Mai

(A1 Entertainment)

folk, canzone d’Autore


A quattro anni dalla reunion i Mercanti di Liquore tornano con un album, Non Ci Troverete Mai, un lavoro di 10 canzoni sulla propria identità e le proprie scelte attraverso la consueta formula folk-autorale, raccontando di un’Italia trasformata e dichiarando apertamente da che parte stare.

Nati agli inizi degli anni 90 suonando cover di De André in quel di Monza, ricavando il nome della band dal finale de La Collina, i Mercanti di Liquore arrivano alle stampe solo a ridosso del 2000 con il primo album che raccoglie loro inediti e rifacimenti di Faber. Dal secondo disco, La Musica dei Poveri, emerge la loro attitudine folk componendo musica popolare incentrata sulla condizione umana dall’orgoglio all’arroganza. Arriva poi la collaborazione con Marco Paolini, celebre attore e drammaturgo, pubblicando album ritagliati sulle poesie di scrittori contemporanei come Campana e Rodari, temi ambientali e di umana resistenza, collaborando con l’Orchestra d’Archi Italiana diretta dal violoncellista Marco Brunello, realizzando quattro dischi, un Live e due album con lo stesso Paolini. Nella band dal 2021 suona anche Elio Biffi dei Pinguini Tattici Nucleari.

Singolo e brano di apertura, Coltivare l’Ortica racconta come sia difficile fare ciò che si vuole seguendo l’istinto quando si vive “una vita sotto i tacchi”. Da una parte i Mercanti di Liquore raccontano storie di innocui Balordi che abitano le periferie, quelle aree abitative ferme al secolo scorso, dove ci si conosce da tempo e si solleva il bicchiere per chi non c’è più (Nel Quartiere). Ricordi di vite passate attraverso tombini, parcheggi, cartelloni disseminati nei luoghi che uno ha vissuto, nel canto di una Tortora, o nelle memorie di baci avuti che ora fanno male, foto di genitori giovani, posti che hanno portato domande e dove oggi ripercorrendoli si trovano delle risposte.

Dall’altra si raccontano storie di disumanità, come quella dove Lella Costa e Francesca Botti in Quadretto interpretano due anziane signore razziste e pettegole: “noi paghiamo le tasse e le case popolari le danno a loro”. O in Gli Amici dell’Odio che fotografa il mondo social, ma non solo, che vive di cattiverie gratuite e rancori verso il prossimo. O chi non è convenzionale, come cantato nei ritmi sudamericani di Quel Giorno dove si racconta la storia di Roberto e Walter finalmente sposi, che destò scalpore qualche anno fa in un paese della Brianza.

Mentre scrivo questa recensione leggo dell’attacco degli USA all’Iran. Il Topo è una richiesta di pace: “Trema la fortezza d’occidente, tremano le fondamenta, in televisione il presidente ha un rassicurante fondotinta”. Con Questa Chitarra che ne ha viste di cotte e di crude ad una persona stufa di tutto questo non resta che dichiararsi Prigioniero Poetico.

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