Members of Morphine with Jeremy Lyons

Ancora una volta a Palestrina con/per i Morphine. Una serata commovente per ricordare Mark Sandman, scomparso proprio su questo palco dieci anni fa. Ma anche e soprattutto una serata di grandissima musica

Members of Morphine with Jeremy Lyons + Langhorne Slim + Vegetable G

Nel Nome del Rock, Palestrina, Roma, 2 luglio 2009

live report


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La musica è una sirena e spesso riesce col suo canto ad ammaliare le persone, a condurle a sé nonostante … nonostante Roma fosse flagellata fino alle 19 da una tromba d’aria, condita da grandine grande come ciliegie. Nonostante a Palestrina è piovuto per quattro ore di seguito, fino dopo le 20, e un ruscello è straripato portandosi un’automobile con sé. Nonostante tutto, siamo in tanti seppure non tantissimi ad esserci radunati per questa serata molto, molto speciale, attratti dalla sirena Musica, che stavolta prende le sembianze dei Morphine (per essere precisi, Members of Morphine with Jeremy Lyons). Proprio come farebbe una sirena, ci prenderà in un incantesimo, ma sarà anche vero amore, sincero, duraturo e ricambiato.

Il festival Nel Nome del Rock, infatti, al suo decimo anniversario balzerà alle cronache internazionali non tanto per essere una passerella per tutti i migliori artisti indie rock di casa nostra e non (Marlene Kuntz, Afterhors, Caparezza, Queens of the Stone Age, CSI, Therapy?, Linea 77 e tantissimi altri), quanto per il palco su cui s’accasciò Mark Sandman per un infarto fulminante.

Dieci anni dopo il festival festeggia il suo ventesimo compleanno (guadagnandosi la palma di uno dei più antichi d’Italia, se non il più antico) e noi siamo di nuovo tutti qui a ricordare il mai abbastanza compianto Sandman, che a 47 anni terminava l’avventura dei Morphine annunciando Super Sexy, compiendo tre passi indietro e smettendo per sempre di far battere il suo cuore.

Ma andiamo per ordine. Il maltempo ha provocato dei comprensibili ritardi sulla tabella di marcia e anche sull’afflusso del pubblico, che è davvero esiguo ad accogliere i Vegetable G, divertenti quando si ricordano che possono suonare (alla grande) delle lunghe divagazioni strumentali, mentre sono poco incisivi nel loro tentativo di coniugare rock ed elettronica, timidamente memori della lezione dei Notwist.

Langhorne Slim è ospite dei Morphine. Non è un gruppo, è un dinoccolato cantante della Pennsylvania (ora di stanza a NY e che ricorda Dan Black dei Planet Funk) accompagnato da un contrabbassista e un batterista; è balzato agli onori delle cronache e delle vendite grazie a un singolo azzeccato, inserito nella colonna sonora del film Waitress. Lui chiede un po’ troppo alle sue corde vocali, ma i tre riescono lo stesso a trasformare il Parco Barberini, dove finalmente sono arrivate un migliaio di persone, in una festa country rock. Al posto della Bud c’è il vino e le bistecche alla brace sono sostituite da trippa e baccalà, ma il tasso di divertimento è lo stesso.

E’ quasi mezzanotte quando appaiono i Morphine sul palco, col bluesman Jeremy Lyons a fare le veci di Sandman. La formazione è sempre la stessa: sax, batteria (dove03072009(004) copy siede l’immenso Jerome Dupree) e basso a due corde.
Tantissimi grandi classici della band di Boston vengono eseguiti con rigore e passione, con fantasia e totale rispetto per il lavoro di Sandman, in un’atmosfera di timido divertimento, che ben presto si trasforma in autentica commozione quando Dana Colley (sax baritono) legge un messaggio (prima in inglese e poi in italiano) in cui spiega come dieci anni fa, arrivati il giorno prima dello show, ancora non sapevano che questo parco sarebbe per loro diventato un luogo sacro. Stavolta sono arrivati con Billy, il loro manager, mogli e bambini. Da qui in poi lo spettacolo si trasformerà in una vera e propria festa in famiglia, col pubblico a fare gli immancabili cori, le mogli sul palco a ballare e i bambini che timidamente s’affacciano per asciugare il sax di Dana.

Il rock blues dei Morphine – diretto, essenziale, sperimentale ma sempre godibile, magnetico, sexy ed assassino – è attualissimo oggi tanto quanto era innovativo negli anni ’90, quando si conquistò l’attenzione della critica e via via quella del pubblico. In Italia dovette intervenire Carlo Verdone, nel 1995, per dargli attenzione presso il grande pubblico inserendo nel suo Viaggi di Nozze – oltre al solito pezzo di David Sylvian – anche due pezzi dei Morphine, di cui s’era recentemente appassionato (nel film s’ascoltano Honey White, suonata anche stasera, e Super Sexy, ovviamente assente dalla tracklist e che forse non verrà mai più suonata dal vivo).

Have a Lucky Day, Lets Take a Trip Together, Thursday, Honey White e tantissime altri brani persi tra atmosfere fumose, pura energia rock’n’roll, voglia di divertirsi e di divertire, virtuosismi e semplicità disarmante, rispetto per la tradizione e innovazione pura.
Ma soprattutto che rimarranno per sempre scolpiti nei nostri cuori.

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Massimo Garofalo

Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock.
Parola d'ordine: curiosità.
Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)

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