Max Casacci: recensione di Urban Groovescapes

Max Casacci dei Subsonica prosegue il suo percorso di ricerca strumentale mandando alle stampe il suo nuovo album solista intitolato Urban Groovescapes (Earthphonia II): un concept elettro-dance che ha come oggetto l'esplorazione di quei suoni e rumori che scandiscono spazio e ritmi della città.

Max Casacci

Urban Groovescapes (Earthphonia II)

(35 mm / 42 Records)

elettronica, kraut-beat, drum’n’bass, trip-hop, jungle, urban beat, acid disco, etnica, groove disco, elettro-funk, dancefloor, afrobeat

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A distanza di due anni dai suoni della natura di Earthphonia, il cofondatore dei Subsonica Max Casacci prosegue il suo percorso di ricerca strumentale – tra arte e design, tra esercizio e inventiva – mandando alle stampe il suo nuovo album solista intitolato Urban Groovescapes (Earthphonia II), edito per l’etichetta 35 mm, succursale della 45 Records.

Un concept visionario e audiovisivo raccolto nel connubio armonico tra analogico e digitale, attraverso le undici tracce di un microchip emozionale che ha come oggetto – oltre alle sconfinate possibilità della musica elettronica e all’ispirazione ritmica ed esotica della black music – quei suoni e rumori che scandiscono spazio e dinamiche della civiltà industriale, della città metropolitana, della nostra quotidianità e della nostra identità territoriale. Così, effetti e rumori vengono trasportati verso una prospettiva retrofuturista e parallela, prendendo forma sotto una luce differente, quasi rivitalizzata.

Si va dalla voce di Monica Bellucci, trasformata in simulazioni onomatopeiche di batteria e basso (Anita/Club Edit), ai mezzi di trasporto pubblico che collegano Torino a Milano e Firenze (Messaggio di Gioia, Tramvia T1); dalla movida dei cocktail bar in piazza Vittorio Veneto a Torino (Mixology) ai respiri hot di Berrettini, Sinner, Nadal, Sharapova e Serena Williams durante una partita di tennis (ATP Finals But The Bass); dal rombo di motore di una monoposto Toro Rosso (Toro Rosso – An F1 Racing Car) a una corsa sulla bicicletta del campione olimpico Marco Aurelio Fontana (La Mia bici Acustica – Marco Aurelio’s Bike); dal groove boschereccio e montanaro di Courmayeur (A Mountain City Song – Courmayeur Mont Blanc) fino ai rumori stradali del traffico di Londra Nord, con la voce dell’attore Oswald Laurence, registrata alla stazione Embankment della Northern Line della metropolitana londinese, che ci esorta ad aprire la mente (Gap The Mind – North 1 London) e a ricominciare ad ascoltare i richiami acustici della città.

 

Con Urban Groovescapes (Earthphonia II), Max Casacci riesce a manipolare, calibrare e combinare effetti e rumoristica di una contemporaneità sempre più meccanizzata e dipendente dai tempi dettati dalla tecnologia, shakerando il tutto all’interno di una soundtrack ambientale intrisa di frequenze sinuose, flessibili e dalle forme ondulate e oceanografiche, tra bicchierini e misurini che tintinnano ritmicamente e flaconcini di profumo che sbattono l’uno contro l’altro, alternando pulsazioni afrobeat e disco-jungle a dosaggi di morfine trip-hop e urban beat.

Dalla sua terrazza sperimentale, immaginando un groove-set itinerante che mette in connessione luoghi ed epoche distanti, lungo un viaggio di coesione e fusione dove culture diverse convergono sul medesimo binario sensoriale, il polistrumentista Max Casacci continua ad assecondare la sua passione mista a curiosità per la musica elettro-dance, senza porsi alcun confine strutturale, mediante un processo di esplorazione armonica e melodica della dimensione urbana, quando pedalando sulle potenzialità della black music e della club rave generation, quando rievocando quel linguaggio robotico, universale e rivoluzionario che, già negli anni ’70, attraverso l’avanguardismo dei Kraftwerk, aveva fotografato quella che poi sarebbe diventata la società attuale, e quello che è ormai il controverso e imprescindibile dualismo tra uomo e macchine.

https://www.facebook.com/maxcasacci

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