Mariposa: la recensione di Liscio Gelli

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Mariposa

Liscio Gelli

(Trovarobato/Santeria)

sperimentazione, folk

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Mariposa Liscio Gelli recensioneSono quasi 20 anni che i Mariposa sono emersi nel panorama nazionale come una delle realtà sperimentali più interessanti per chi ama il rimestare di sonorità folk, rock, psichedelic e canzone d’autore. Una band fuori dal comune, sconosciuti alle classifiche e alle radio nazionali, quantomeno difficile trovarli con la stessa frequenza di un Achille Lauro nel suo peggior brano.

Mi sono quindi approcciato a Liscio Gelli con un bel po’ di sana curiosità. L’introduzione di Misericordia con il classico ritmo da balera mi ha chiaramente subito spiazzato. I ritmi sudamericani dello strumentale Pura Vida Dittatura con tamburo roboanti e flauti peruviani regalano davvero tanto spasso come le cose che abbiamo ascoltato nei Calibro35. Ebbene, otto anni dopo Semmai Semiplaya, la band ritorna con un disco che si tuffa in un mare di tango, valzer, liscio, polka e latino-americano, confondendo l’ascoltatore con meno turbinii psichedelici del solito, marchio di fabbrica della loro produzione.

9 brani intramezzati da alcuni piacevoli interludi, un album pieno di suoni e ritmo cui non tragga inganno il titolo Liscio Gelli, dove è vero che l’omaggio alla Raoul Casadei e famiglie è evidente, ma non rilevante in un album dove sussiste una varianza di armonie fantasiose. Un’orchestra romagnola che abbraccia il Sudamerica e i Balcani, possiamo dire, considerando che anche qui c’è l’impronta del superbravo Enrico Gabrielli.

Ha collaborato al disco Daniele Calandra degli Addamanera e Serena Altavilla che ritorna a cantare dopo la felice intrusione in Semmai Semiplaya. Il viaggio senza il cantante e fondatore Alessandro Fiori procede con una strada che può un attimo destabilizzare gli amanti de genere, ma alla fine penso possa non dispiacere il lavoro di una band che fa ricerca, scompone e ricompone rielaborando i brani che avremo sentito chissà quante volte in qualche festa di paese d’estate.

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