Les Anges de la Nuit: recensione di Trois Points de Suture

I Les Anges de la Nuit con Trois Points de Suture suonano ipnotici, a descrive uno stato d'animo inquieto fatto di sogni disturbati.
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Les Anges de la Nuit

Trois Points de Suture

(Echozone)

noir dance

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Trois points de sutureSenza dubbio prolifici Les Anges de la Nuit, poco dopo la pubblicazione di The Whitch, quinto album in studio, tornano con un EP carico di remix capace di far ballare anche un malato terminale dopo l’estrema unzione. Si intitola Trois Points de Suture ed esce per Echozone, all’interno il singolo omonimo, tre versioni remix dello stesso brano (by Virtual Society, People Theater and Ideophobia), un remix aggiuntivo di Ma Folie (by Fredd B & Akimcolor – Kossa Remix) e una variante di Master and Servant rinominata The Whip Mescolare.

Les Anges de la Nuit, duo di stanza in Florida, sono Richard Abdeni (cantante, producer, autore) e Anthony Stuart (tastierista), insieme dal 2004 propongono una amalgama di suoni oscuri e fumosi dominati da una ritmica martellante inseribile in quella branchia di electro/noir/dance destinata ai dark dancefloor dove si incontrano solo  creature notturne, quelle che escono dopo la mezzanotte e tirano avanti fino all’alba del giorno dopo sotto le ali protettrici degli angeli della notte appunto.

Trois Points de Suture, in inglese Three Stitches, racconta il dolore, il malessere ed il disagio causati dalle relazioni tra gli esseri umani attraverso la complessità inaccessibile di queste semplici (solo in parvenza) scambievolezze.

Il duo resta sospeso in un limbo di illuminazioni che spazia dal tetro ed ancestrale synth-pop alla Soft Cell fino ai contesti più squisitamente futurepop dei tedeschi And One di Steve Naghavi, il tutto proiettato in un oggi americano, narrato in lingua francese e per giunta remixato.

Il singolo suona ipnotico e ruota in cerchi concentrici senza soluzione di continuità, il video a corredo (diretto da Adolfo Bacigalupo) descrive uno stato d’animo inquieto fatto di sogni disturbati, incubi indotti e conseguente liberazioni dell’io più profondo, le prime immagini riportano alla mente Lost Highway di David Lynch, stessa strada buia e deserta divorata dagli occhi dei passeggeri in totale contraddizione con una lei (c’è sempre una lei) addormentata nel suo candido lettino fin quando si sveglia per la presenza dei due che registrano il suo corpo e forse anche i pensieri…magari è solo un sogno, un sogno nel sogno.

Seguono le versioni remix del singolo tra techno, trance, effetti pirotecnici, cassa ossessiva ed incalzante, tempi raddoppiati ed emozioni sintetiche. Ma Folie insegue la illusoria leggerezza del più basilare synth-pop mentre Master and Servant, forse la mia preferita, fluttua torbida ed ovattata in un angolo sporco di moquette, fuori è quasi l’alba, il motel si anima di spiriti corrotti, il punto di non ritorno.

Trois Points de Suture non è un decisamente un disco imprescindibile, come mi capita di dire sempre più spesso, non aggiunge e non toglie, di sicuro però lascia in bocca il sapore delle pietanze non gustate fino in fondo, quelle che hai voglia di mangiare di nuovo per assaporarle ancora.


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Elisabetta Laurini