Kraftwerk, il concerto di Roma

Un concerto che è una lezione di musica, di fantasia, di trovate sceniche e di qualità sonora. Suoni analogici, digitali, ritmi sintetici, pulsazioni ossessive: qualsiasi suono, di qualsiasi natura, nelle mani e nei computer dei Kraftwerk si trasforma in un'opportunità per produrre melodia

Kraftwerk

Roma, 17 maggio 2004, Gran Teatro

live report


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Il cuore umano delle macchine pulsa eccome e si chiama Kraftwerk. Il quartetto tedesco (ma della formazione originale sono rimasti solo in due) a trent’anni dall’esordio ha ancora tantissimo da dire e suona straordinariamente attuale.

Tornati sulla scena la scorsa estate dopo che in diciassette anni avevano pubblicato solo una raccolta di remix e due singoli (!!!), hanno ancora una volta poggiato un mattone fondamentale sulla strada della loro personalissima ricerca di uno stato d’armonia tra uomo e macchina, naturalmente passando attraverso la musica. Tour de France, la loro ultima fatica discografica, in buona parte riproposta nel concerto romano, è una specie di summa della loro filosofia. I Kraftwerk infatti intendono la bicicletta come una delle forme d’armonia assoluta tra uomo e macchina, in cui la persona e la sua attrezzatura meccanica si fondono in una cosa sola e producono movimento. E quando tutto è perfetto, quando la pedalata diventa un fluido movimento naturale, la simbiosi uomo-macchina è assoluta. Lo stesso tipo di ricerca e di finalità che Ralf Hutter, Florian Schneider e soci applicano anche alla musica, arrivando a far suonare le macchine da sole e a farsi sostituire da manichini-robot (in The Robots, fra il tripudio generale).

In circa 140 minuti percorrono un po’ tutta la loro carriera non tralasciando di suonare i brani più celebri. Impostato come un vero e proprio concept, il concerto parte dal rapporto uomo-macchina (The Man Machine), affronta il tema del ciclismo e salta all’indietro nel tempo, per analizzare il passato remoto della band, quello in cui si sono interrogati sulle implicazioni dell’uso dell’automobile (Autobahn) e dei treni (Trans Europe Express), sui pericoli della radioattività (una spettacolare versione di Radioactivity, un flusso sonoro che parte dalla composizione del 1975 e arriva al futuro della musica, passando dalla rielaborazione del 1991 per The Mix, esaltando tutto il pubblico con un ritocco al volume e con bordate di ultrabassi in grado di far tremare le poltrone del Gran Teatro). Naturalmente non mancano gli episodi tratti da Computer World, con una Pocket Calculator cantata in buona parte in italiano da un divertito Ralf Hutter.

Suoni analogici, digitali, ritmi sintetici, pulsazioni ossessive, battiti cardiaci, respiro umano, vecchie calcolatrici, pedali di bicicletta, incidenti stradali, vagoni che sbattono: qualsiasi suono, di qualsiasi natura, nelle mani e nei computer dei Kraftwerk si trasforma in un’opportunità per produrre melodia.

I quattro Kraftwerk affrontano il pubblico in maniera gelida e calcolata, macinando suoni su suoni, concedendosi alcuni margini di intervento, seppure all’interno di rigide strutture, per adeguare le canzoni al mood della serata e al luogo. Davanti a loro quattro computer collegati in wireless e quattro tastiere, sotto di loro luci al neon, alle spalle uno schermo gigante che trasforma il concerto in un vero e proprio spettacolo multimediale, raddoppiando il senso della musica.

Una serata indimenticabile, dunque, con la platea romana piacevolmente affollata di padri e figli, di “giovani” di tutte le età e di un manipolo di dark, probabilmente venuti a gustarsi i progenitori di tutta l’Ebm, nonché il gruppo bianco più influente per la musica dance degli ultimi 30 anni.

I Kraftwerk continueranno il loro tour internazionale fino all’autunno. Durante l’estate infiammeranno il pubblico di alcuni mega-festival, tra cui quello del FiberFib di Benicassim (Valencia), in Spagna, di cui saranno gli headliners in compagnia di Lou Reed, Chemical Brothers, Air Brian Wilson e un centinaio di altri artisti, tutti di grosso calibro.

La scaletta del concerto

Intro
The Man Machine
Planet of vision (Expo 2000)
Etape 1 / 3 / Chrono
Etape 2
Vitamin
Tour de France 83
Autobahn
Model
Neonlight
Radioactivity
TEE
Numbers
Computerwelt
Homecomputer
Pocketcalculator
Roboter
EKG
Aerodynamik
Music Non Stop

Discogrfia
1970 Tone Float (col nome Organization)
1971 Kraftwerk 1
1972 Kraftwerk 2
1973 Ralf and Florian
1974 Autobahn
1975 Radio-Activity
1977 Trans-Europe Express Astralwerks
1978 The Man-Machine Astralwerks
1981 Computer World
1986 Electric Cafe
1991 The Mix
1999 Tour de France Ep
2000 Tour de France Remix Ep
2000 Expo 2000 Ep
2000 Expo 2000 Remix Ep
2003 Tour de France

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Massimo Garofalo
Critico cinematografico, sul finire degli anni '90 sono passato a scrivere di musica su mensili di hi-fi, prima di fondare una webzine (defunta) dedicata al post-rock e all'isolazionismo. Ex caporedattore musica e spettacoli di Caltanet.it (parte web di Messaggero, Mattino e Leggo), ex collaboratore di Leggo, il 4 ottobre 2002 ho presentato al cyberspazio RockShock. Parola d'ordine: curiosità. Musica preferita: dal vivo, ben suonata e ad altissimo volume (anche un buon lightshow non guasta)
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